La sinistra ascolti Fiandaca e lasci perdere il comico Pif

Giovanni Fiandaca ha annunciato che voterà Sì. Da penalista garantista non riesce a opporsi «alla prospettiva di un rilancio del garantismo». Considera sbagliata la tendenza della magistratura a contrastare, «nel ruolo improprio di soggetto politico-mediatico», le riforme della giustizia. E giudica la riforma utile «a smuovere le acque» di fronte a un immobilismo conservatore che dura da decenni.

Fiandaca non è un qualsiasi professore. È uno dei più autorevoli penalisti italiani in vita: ordinario emerito a Palermo, coautore del manuale che ha formato intere generazioni di giuristi. E non è solo. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, ha detto senza esitazioni che la riforma «continua un orientamento consolidato che deriva dalla proposta del grande studioso socialista Vassalli». A Firenze, il 12 gennaio, la sinistra garantista si è riunita sotto il titolo «La sinistra che vota Sì»: Augusto Barbera, presidente emerito della Consulta e già parlamentare del PCI-PDS; Cesare Salvi; Claudia Mancina; Enrico Morando; Claudio Petruccioli. Benedetto Della Vedova ha sintetizzato tutto in una frase: la separazione delle carriere «non è la riforma Nordio-Meloni, è una riforma pannelliana, radicale, socialista, vassalliana».

Il fronte del No, invece, schiera Pif – che ha «capito tutto ascoltando Nordio e Tajani» -, Gassmann, convinto che la Costituzione sia stata scritta da persone «con un cervello superiore» e dunque non vada toccata, e Fiorella Mannoia, perplessa per «tanta fretta». Su un tema di diritto costituzionale e processo penale, vale di più la parola di Fiandaca e Cassese o quella di chi ha capito tutto dalla televisione? La risposta è ovvia. In questo referendum, evidentemente, non per tutti.