La tenda riformista è piccola ma c’è, Azione entra in consiglio regionale: “Sta iniziando una nuova era in Veneto”

Pasqualetto, la lista “Uniti per Manildo” ha cercato di intercettare un voto progressista non ideologico, riuscendo a far eleggere un vostro consigliere regionale. Come giudica questa operazione? Ha funzionato la “coalizione nella coalizione”?
«Direi di sì, anche se all’inizio ha trovato non pochi ostacoli. Un pezzo del centrosinistra fatica a capire le istanze di un centro-liberale e alcuni compagni di percorso pensavano bastasse il brand Casa Riformista per fare un buon risultato. Fortunatamente, come Azione Veneto, abbiamo insistito per allargare e andare oltre gli schemi romani. Eravamo talmente convinti dell’operazione che Carlo Calenda, dandoci fiducia, ci ha dato carta bianca e ci ha appoggiati nella scelta nonostante la posizione ufficiale di non correre nelle altre Regioni. A Treviso, dove era presente il nostro Presidente regionale Nicolò Rocco che più di tutti credeva in questo progetto, grazie al suo traino la lista ha fatto il 4% in provincia. Nel capoluogo addirittura l’8%, quarto partito ben sopra Forza Italia e AVS. Cifre che ricordano i fasti del Terzo Polo. Dispiace solo perché se non fossimo partiti con la lista a un mese dal voto poteva scattare un secondo consigliere a Padova o Venezia. E magari Manildo poteva superare il 30%. Ma intanto siamo felici per Rocco che porta per la prima volta Azione in consiglio regionale in uno dei territori più sensibili ai temi di Calenda».

Una piazza in fermento si è dimostrata Padova, dove alle europee Azione aveva fatto il suo miglior risultato…
«Qui Nino Pipitone e Silvia Fattore hanno dato vita a un testa a testa sopra le mille preferenze. Un segnale che spinge ad unire sul territorio attivisti e amministratori di Italia Viva, Socialisti, Azione, +Europa e del nuovo movimento che fa capo a Michele Boldrin. A livello nazionale possono esserci progetti diversi, ma alle elezioni locali l’unità liberal-democratica, è il prerequisito per far contare quest’area. Che sarà decisiva anche a Venezia tra pochi mesi».

Qual è il valore, per l’opposizione e per voi, di avere un vostro rappresentante a Palazzo Ferro Fini?
«Per noi conta il lavoro concreto, poco ideologico e molto pragmatico. Sta iniziando una nuova era in Veneto. Con Azione e le altre forze del centro lib-dem, lavoreremo per superare la logica del “piccolo è bello” e fare sistema. Va riattivato il percorso verso la nascita del nuovo Politecnico del Veneto e dobbiamo bloccare l’impasse che da anni paralizza Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. In campagna elettorale abbiamo rappresentato un’idea alternativa di Veneto, ma per realizzare quella idea siamo pronti a collaborare con la maggioranza e portare le opposizioni su posizioni dialoganti».

L’area riformista, che in parte si era affidata a Zaia, oggi è disorientata. Ne avete intercettato una porzione: come avvicinare il resto, anche chi si è astenuto?
«Intanto abbiamo portato a casa una rappresentanza concreta nelle istituzioni e lo abbiamo fatto con la fatica del consenso. Se il pezzo di Veneto che studia e produce si limita a raccontare ciò che non va le cose non cambiano. Se si presenta alle elezioni e fa eletti le istanze diventano agenda politica. “Piccolo è bello” non funziona più. Andava bene quando il Veneto era la “tigre” della manifattura diffusa con la settima provincia a Timișoara e la filiera metalmeccanica legata alla Baviera. Oggi serve coraggio per leggere la realtà: globalizzazione e intelligenza artificiale hanno cambiato tutto. E a Palazzo Ferro-Fini ci sarà chi potrà incidere e rappresentare questa visione».

Guardando oltre le elezioni, quali obiettivi deve porsi la politica sul territorio?
«Il primo obiettivo è proporre soluzioni nuove a problemi nuovi. Il centrodestra parla ossessivamente di immigrazione senza offrire vere risposte. Noi vogliamo invece contrastare il problema opposto: l’emigrazione dei nostri giovani, che quando va bene vanno a Milano o Bologna, ma sempre più spesso a Parigi o Londra, abbandonando il Veneto. L’unico modo per invertire la rotta è aumentare la competitività del territorio, attirare imprese ad alto valore aggiunto e creare opportunità per giovani altamente formati. Altrimenti continueremo a regalare talenti a ospedali, centri di ricerca e poli innovativi di altre regioni o Paesi».

Una parte del mondo riformista guarda con diffidenza ad Azione: in Lombardia dialogate con Forza Italia, altrove mantenete posizioni indipendenti. Manildo potrà contare sul vostro consigliere?
«Un minuto dopo la chiusura delle urne, l’unico “partito” che deve essere maggioranza in Consiglio regionale è quello del bene del Veneto. Non esistono soluzioni di destra o di sinistra: esistono soluzioni giuste e soluzioni sbagliate. Noi staremo sempre dalla parte delle soluzioni utili a questo territorio, che è stanco delle baruffe ed è assetato di risultati».