La Voce di Israele, viaggio di solidarietà nei luoghi della strage de 7 ottobre

Il tempo passa, ma il 7 ottobre 2023 continua a bruciare nella memoria. Altri fatti tragici si susseguono ogni giorno, eppure quella data rimane una cicatrice profonda, impossibile da cancellare. Poco tempo dopo gli attentati, mi sono trovata a camminare per le strade di Israele e nei luoghi della strage compiuta da Hamas, nel Viaggio di Solidarietà organizzato dal Keren Kayemeth LeIsrael. Ogni passo era immerso in un silenzio quasi irreale.

Ho incontrato famiglie distrutte, occhi colmi di sgomento, e ascoltato testimonianze che arrivavano dritte al cuore: racconti di vite spezzate, abbracci mancati, giorni che nessuno potrà restituire. Quelle voci mi hanno accompagnata mentre prendevo coscienza di quanto fosse urgente conservare la memoria, per non lasciarla dissolvere nell’oblio. Da quell’esperienza è nato il mio documentario La Voce di Israele, prodotto da KKL Italia. Non è stato solo un progetto professionale, ma anche personale, un atto di responsabilità verso la storia e chi ha sofferto e soffre ancora. L’iniziativa raccoglie immagini inedite e racconti diretti dei familiari delle vittime, degli ostaggi e di chi per uno strano scherzo del destino è sopravvissuto.

Mentre il lavoro della politica e della diplomazia continua, sperando possa portare a una pace duratura, abbiamo vissuto gli ultimi due anni con la popolazione palestinese che ha pagato e sta pagando un prezzo terribile, intrappolata in un macabro meccanismo di terrore imposto proprio da Hamas, mentre in Israele altri attentati hanno mietuto nuove vite. Nessuno, né israeliani né palestinesi, merita di vivere nella paura, tra macerie e attentati. Siamo arrivati al limite. Ogni passo per la pace va percorso, ogni vita, che sia israeliana o palestinese, va salvaguardata. Tutto questo nella speranza che il popolo palestinese possa finalmente liberarsi dalla tirannia e vivere in libertà e dignità, così come gli israeliani meritano di non essere costantemente minacciati da bombe, attentati e aggressioni.

In questi due anni il mondo si è frantumato. Come in una partita di calcio tra tifosi, si parteggia, si manifesta, alcune frange violente non mancano occasione e colgono il pretesto per mettere in subbuglio intere città. Ma questa non è una partita di calcio, e la storia non si cambia con la propaganda, con la disinformazione: la realtà dei fatti resta, con il suo dolore, la sua memoria, la necessità di responsabilità e di azioni concrete.

Realizzare questo documentario è stato emotivamente difficile. Ogni immagine, ogni parola raccolta, è stata una pugnalata al cuore, e allo stesso tempo un dovere morale. Perché ricordare non significa fermarsi nel dolore: significa trasformarlo in memoria viva, che possa parlare al presente e al futuro. Il 7 ottobre resta un monito. E restano un monito questi ultimi due anni di sofferenze. La pace forse è ancora lontana, o forse più vicina di qualche settimana fa, eppure non possiamo smettere di sperare e di testimoniare. Io porto dentro di me quelle voci, e continuerò a farlo, finché un giorno potranno finalmente trasformarsi in un canto di riconciliazione.