La dietrologia è la cifra stilistica di questa campagna referendaria. Non fa eccezione il tema dell’Alta Corte che viene descritta dagli oppositori alla riforma come un tribunale politico contro i magistrati, una sorta di corte marziale postbellica di epurazione, un vero e proprio plotone di esecuzione. Tutto, ancora una volta, falso. Stefano Ceccanti, costituzionalista, già senatore e deputato del PD, sostenitore del Sì al referendum, ci ricorda che ancora una volta fu il suo partito – che oggi, almeno nei suoi vertici, avversa la riforma – a proporre l’introduzione dell’Alta Corte. Da ultimo, nel 2022, è stata l’avv. Anna Rossomando, vicepresidente del Senato in quota PD, a proporre un disegno di legge costituzionale sull’Alta Corte. Ed in quella proposta – udite, udite – la magistratura era in netta minoranza (a differenza dell’attuale riforma in cui i magistrati sono nove su quindici): solo un terzo dei suoi quindici componenti eletto dalla magistratura, gli altri due terzi nominati dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento in seduta comune.
Ma si sa, lo scontro politico giustifica repentini cambiamenti di rotta e quella che doveva essere una riforma di ispirazione liberale e democratica, è diventata improvvisamente una sorta di golpe fascista, orchestrato da piduisti e massoneria deviata. Del resto è lo stesso Gratteri, frontman del No che – sentendosi evidentemente protetto da questo sistema disciplinare – afferma pubblicamente che sarà proprio la “massoneria deviata” a votare per il Sì, offendendo non solo tutti gli italiani ma quella magistratura rigorosa e non politicizzata che siamo certi è indignata quanto noi dalle sue sconcertanti parole (e l’ANM non interviene? Domanda retorica ovviamente).
A voler dire la verità, l’Alta Corte è un organo che rafforza i princìpi costituzionali. Innanzitutto, il giudice disciplinare diventa finalmente un soggetto diverso da colui che si occupa delle promozioni, delle valutazioni di professionalità e delle nomine a capo degli uffici direttivi. Insomma, chi ha nominato il Procuratore Capo di Roma non può in un secondo momento decidere se è innocente o colpevole di un illecito disciplinare. È roba da golpisti? Inoltre, l’Alta Corte è tutto fuorché un Tribunale speciale. Semmai, è curioso che oggi la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura non abbia alcuna forma di previsione costituzionale. Si è anche detto che la previsione della riforma di eleggere il presidente dell’Alta Corte tra i giudici “laici” significherebbe orientare il collegio disciplinare dando maggior peso ai componenti non togati. La prospettiva eversiva sarebbe sempre quella di sottoporre i magistrati al famigerato controllo della politica! L’obiezione è ancora una volta infondata perché oggi la Sezione disciplinare è presieduta dal vicepresidente del CSM, che da Costituzione deve essere un componente eletto dal Parlamento. L’Alta Corte, con nove magistrati su quindici componenti (netta maggioranza), potrebbe invece eleggere come presidente anche un componente designato dal Presidente della Repubblica, con maggiori garanzie di neutralità e di indipendenza politica.
Infine, si è persino sollevata la critica sulla previsione dell’impugnazione della sentenza, anche nel merito, di fronte alla stessa Alta Corte, ovviamente in composizione diversa, e sulla mancata previsione del ricorso in cassazione. È paradossale dolersi dell’introduzione di un appello nel merito, che oggi non è previsto! La riforma, invece, consentirà l’appello della sentenza di condanna estendendo quindi le garanzie difensive a favore del magistrato incolpato. Quanto alla mancata previsione esplicita del ricorso per cassazione, questo è previsto in via generale dall’art. 111 della Costituzione per violazione di legge. Lo ha detto anche il Ministro Nordio, che certo non detta legge ma è citatissimo dagli oppositori della riforma quando devono sostenere le loro tesi dietrologiche sul disegno occulto per sottoporre la magistratura al controllo della politica. Ed allora vediamo come funziona oggi la giustizia disciplinare e come funzionerà domani con l’Alta Corte. Buona lettura!
