Marco Travaglio (Il Fatto, 8 marzo) accusa Giorgia Meloni, a torto appellata “riformatrice ignara”, di non conoscere la sua riforma. Naturalmente è un paradosso polemico: la premier conosce benissimo la legge Nordio, non foss’altro perché il centrodestra l’ha inserita nel programma elettorale del 2022; ha quindi ricevuto il voto del “corpo elettorale” che vincola la presidente del Consiglio persino al di là dei suoi intendimenti.
Un dato poco considerato nell’odierna campagna referendaria: la riforma Nordio è un obbligo politico, non una facoltà di Meloni e del suo governo. Impaniato dalla sua stessa verve polemica, Travaglio vuole spiegare alla premier che “l’attuale Csm o la nuova Alta Corte disciplinare” non hanno né possono avere “alcuna competenza sul merito delle decisioni dei Giudici, ma solo – appunto – sulle infrazioni disciplinari”. Lo sostiene per fare passare un callido sottotesto: la nuova legge non migliora la giustizia a beneficio del cittadino comune. E pertanto avere istituito un’Alta Corte – che pure è composta per due terzi da magistrati, ma scelti per sorteggio e non dalle correnti politico-giudiziarie – non servirà a risolvere casi, come quelli di Garlasco e della “famiglia nel bosco”, che stanno scuotendo la pubblica opinione, preoccupando molto il fronte referendario del No.
Il direttore del Fatto sbaglia, ma merita una risposta: pacata e ragionata. Gli illeciti disciplinari dei magistrati sono regolati dal decreto legislativo 109/2006 il cui articolo 1 richiede ai Pubblici ministeri e ai Giudici l’adempimento di questi doveri: “imparzialità”, “correttezza”, “diligenza”, “laboriosità”, “riserbo”, “equilibrio”, “rispetto della dignità della persona”. Risparmio a chi legge i dettagli di tutto l’articolato. Non sono soltanto doveri, sono anche valori, etici e culturali, a cui ogni cittadino è tenuto: sono obblighi normali che lavoratori, professionisti, imprenditori, dirigenti, funzionari, studenti, nel proprio ambiente, devono osservare per non essere cacciati, licenziati, sospesi da parte del proprio datore di lavoro, del proprio ordine, della propria associazione professionale, scuola, università.
Ma quante volte, nella vita di tutti i giorni, collettiva e individuale, gli italiani hanno visto questi doveri-valori gravemente violati da magistrati? Quante volte li abbiamo visti calpestati da Pm o Giudici? Ma non c’è mai corrispondenza tra numero e gravità di violazioni e quantità e severità di punizioni: il “vecchio” (speriamo) Csm proscioglie quasi sempre i magistrati che sbagliano o li “condanna” a pene finte. Più che altro, infligge loro ammonimenti, rimproveri, censure: schiaffetti e buffetti; poche sospensioni e quasi mai li radia, li “licenzia”. Anzi, spesso li promuove, senza che tali mancanze incidano sulla loro carriera.
Dati e percentuali sono noti. L’Alta Corte della riforma Nordio, che non è cortilizia, costituisce invece un foro di equilibrio e serietà, non più di mise en scène disciplinare; e per ciò costituisce, a monte, nei procedimenti comuni a carico del cittadino, un forte elemento di orientamento, ma anche di deterrenza e responsabilità per il magistrato nell’esercizio delle sue funzioni (e talvolta anche fuori). Questa giustizia bugiarda nei confronti dei magistrati che non fanno il proprio dovere, cioè di sé stessa, come può avere credibilità nei confronti dei cittadini che poi esamina nelle aule dei tribunali? Cosa hanno da temere gli appartenenti all’ordine giudiziario che svolgono ogni giorno la propria attività con equilibrio e laboriosità?
Si sarebbero verificate vicende di sciatteria e di scarsa diligenza, per non parlare di aperta partigianeria, nella conduzione di indagini-flop da parte di celeberrimi Pubblici ministeri o anche di Giudici in casi passati alla storia negativa del Paese, se i magistrati interessati avessero saputo che avrebbe potuto giudicarli un’Alta Corte non addomesticata dallo scambio tra correnti, dalla logica perversa dell’“io salvo il tuo, tu salvi il mio”? Questo è il punto. L’Alta Corte finalmente risponde alla domanda: qui custodiet custodes? Ecco.
