Multilateralismo, Europa, Nato. I temi di cui si era occupato Craxi richiedono autorevolezza nelle decisioni che in questi giorni si fanno urgenti. L’ex vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, sprona l’Europa a reagire alle controverse prese di posizione di Donald Trump.
Ha voluto essere ad Hammamet per rendere omaggio a Bettino Craxi. Chi è stato davvero per lei Craxi e perché oggi è ancora essenziale ricordarlo?
«Per me è stato il leader principale della forza politica in cui ho creduto. Ha interpretato valori e principi che hanno segnato la mia vita. Essere stato alla commemorazione della scomparsa è stato un momento di emozione profonda, ma anche la consapevolezza che mai come ora quei valori del socialismo democratico e liberale sono attuali».
Craxi viene ricordato anche come il premier che ebbe il coraggio di tenere testa agli Stati Uniti a Sigonella. È quella la cifra del suo essere statista?
«Sì. Una politica estera che mantiene ferma la barra dell’alleanza atlantica, ma con dignità e autorevolezza. Si può essere alleati in modo leale senza piegarsi a qualsiasi richiesta. Senza sudditanza. Il vassallaggio è una cosa, la lealtà un’altra».
Noi europei rischiamo oggi di diventare vassalli di Trump?
«Ormai è chiaro che Trump ha capito che con la fine della globalizzazione è finita anche l’idea che l’America potesse comandare il mondo da sola. Nella sua testa deve spartirsi il mondo con altre potenze, soprattutto con Cina e Russia, a cui vorrebbe dare ciò che resta. E in tutto questo l’Europa è marginale. Da un lato il nostro mercato è centrale, dall’altro siamo un pericolo: siamo un sistema democraticamente compiuto che va messo nell’angolo con minacce, divisioni, ricatti e blandizie. Questo sta accadendo».
E l’Europa come dovrebbe rispondere?
«In modo autorevole, proprio secondo l’insegnamento di Craxi: si può stare in un’alleanza, ma da alleati forti. E soprattutto a partire dal dato reale, non dai desideri. Oggi il mondo vive la crisi più profonda della multilateralità».
Come valuta la proposta del cosiddetto Board of Peace, che prevede un contributo economico di un miliardo per far parte di questa nuova architettura di sicurezza internazionale?
«Mi sembra qualcosa di altisonante e sopra le righe. Una Nato a pagamento, senza criteri. Può entrare chiunque, perché per Trump i vecchi equilibri sono superati. Non vede più un’alleanza preferenziale tra gli occidentali. I suoi alleati naturali, nella sua logica, sono competitor minori: Putin e altri».
L’Europa però ha strumenti da attivare. Penso allo strumento anti-coercizione. Può servire contro la pressione americana?
«Assolutamente sì. Lo strumento anti-coercizione è pensato proprio per rispondere a violazioni della sovranità europea. E quello che Trump sta facendo sulla Groenlandia e sulla politica commerciale è una violazione della sovranità dell’Ue. L’Unione può agire con misure restrittive commerciali, finanziarie, sulla proprietà intellettuale, fino a colpire settori strategici come l’agricoltura e il digitale, fondamentali per la base elettorale di Trump».
Quindi Trump potrebbe indietreggiare se gli si toccano gli interessi della sua base elettorale?
«Sì. La base di Trump non è affatto entusiasta di ciò che sta facendo. Se la minacci negli interessi reali, ci ripensa. E se i leader europei – da Macron a Merz, da Meloni a Sánchez – stanno uniti, con un Parlamento europeo coerente, possiamo rispondere. Non vogliamo la guerra con nessuno, ma se c’è una guerra commerciale e una militarizzazione della clava commerciale, allora rispondiamo».
Tuttavia l’Europa appare distratta, debole, divisa. Non ha parlato con una voce unica sull’Ucraina, né sull’Iran. E della Groenlandia sembrava non essersi nemmeno accorta.
«Ha ragione. Ecco perché, di fronte al rilancio aggressivo di Trump, l’Ue deve ritrovare una larga unità e agire come vera potenza politica. Oppure è finita. In questo momento si riscrive il volto del mondo: se l’Unione Europea non scandisce il suo ruolo, se non utilizza gli strumenti a sua disposizione per dire a Trump: “Io voglio essere tuo alleato, ma non puoi trattarmi come il garzone della bottega”, allora è uno spegnimento lento. E il mondo sarà popolato da autocrati. Sono molto preoccupato. Siamo al bivio vero della storia».
