È cosa buona e giusta informarsi e scegliere, perché ricorrono gli 80 anni del voto alle donne. Questo referendum ha la stessa importanza di quello del 1946: allora, esercitando per la prima volta il diritto di voto, noi donne ci liberammo della Monarchia compromessa con il fascismo; oggi con il voto ci dobbiamo liberare da una casta che discrezionalmente dispone della nostra libertà.

Il testo della legge sottoposta a referendum non va a colpire equilibri costituzionali. Al contrario, la riforma va a ristabilire questi equilibri. Equilibrio tra la magistratura requirente (che ha fatto indagini, ha raccolto le prove, le registrazioni e quando arriva al processo diventa Pubblico ministero) e il Giudice o il collegio giudicante che dirigono il processo e formulano la sentenza. Come fa un imputato di gravi reati ad attendere con serenità il giudizio di un magistrato che appartiene alla stessa carriera e magari alla medesima corrente del Pubblico ministero? Il giusto processo deve svolgersi in un contraddittorio in condizioni di parità davanti a un Giudice terzo.

La legge mantiene le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sia nella componente inquirente (Pm) sia in quella giudicante. Le rafforza. Non è vero – come proclama l’Associazione nazionale magistrati – che c’è un rischio di assoggettamento politico, di indebolimento della lotta alla mafia. Non è vero che con il sorteggio si manderebbero nei Csm (Consiglio superiore della magistratura) dei magistrati impreparati, perché quelli sorteggiati sarebbero anch’essi magistrati che svolgono un lavoro delicato e di merito. La sola inesperienza a loro imputabile è quella che riguarda il maneggio, l’intrallazzo, il negoziato tra le correnti, mentre il sorteggio che è previsto anche in altri casi e fasi del processo impedisce alle correnti della magistratura di pilotare le nomine facendone mercato politico. A delegittimare le Procure non è stata la politica, ma prima di tutto la magistratura giudicante, che ha demolito – con sentenze storiche e definitive – importanti indagini portate avanti dalle Procure, con il favore di un codazzo mediatico complice e servizievole, che ha trasformato alcuni procuratori in vere e proprie star televisive, fino ad aprire loro le porte del Parlamento dopo la pensione.

Un esempio per tutti: il processo Stato-Mafia riassume tutte queste caratteristiche. La Procura di Palermo aveva coinvolto le maggiori istituzioni dello Stato, ma il Giudice di merito gli ha demolito tutto il teorema. Una Procura ha aperto un’indagine così grave su dei presupposti inesistenti ritenuti tali da un Giudice. Fu giustizia o ideologia?