Le lacrime di Fiano e la consapevolezza del fallimento di Landini e Schlein asserviti al nulla dei Cinque Stelle o dei Verdi

Credo sia impossibile incontrare un essere umano che non abbia mai pianto; per un dolore fisico, una forte emozione, la morte di un proprio caro, un distacco da una persona o anche da un oggetto, ma credo che nulla mi abbia turbato come le lacrime di Emanuele Fiano, offerto in pasto da media impudichi incapaci di restare in disparte davanti al dramma di un uomo che vede frantumarsi in un istante tutti i valori della propria esistenza.

Nedo Fiano, autore delle parole inserite nel sottotitolo, fu uno dei pochi sopravvissuti di Auschwitz, dove morirono tutti i suoi parenti, e di Dachau dove fu liberato; Emanuele, terzo figlio di Nedo, ha vissuto la meravigliosa e drammatica esperienza di un padre che seppe risorgere da quell’abisso di miseria morale che fu il nazi-fascismo con le leggi razziali e le persecuzioni di un intero popolo. È pertanto normale, direi quasi fisiologico, che un giovane reagisca con l’adesione ad un partito che aveva osteggiato gli autori di quegli scempi e desiderasse esprimere con la propria militanza anche l’affetto per quel padre che tanto aveva sofferto.

Dove sorge il dramma: all’Università Ca’ Foscari di Venezia dove era stato invitato come presidente della fondazione Fossoli, dal nome di uno dei campi di concentramento italiano dove peraltro il padre i nonni e gli zii erano stati rinchiusi prima della deportazione, gli è stato impedito di parlare, da un gruppo di giovani comunisti, che inneggiavano ad Hamas con striscioni bardati dal simbolo della falce e martello incrociati.
Non oso immaginare cosa sia passato nell’anima di quell’uomo; si dice talvolta che sembra inconcepibile assistere ad un cane che morda la mano di chi lo ha nutrito, ma in questo caso la situazione è assai più difficile da accettare. Quelli che hanno impedito ad un uomo di parlare, o semplicemente di proporre una diversa chiave di lettura più o meno condivisibile dei fatti che si sono svolti in medio oriente, erano quegli stessi figli di quel partito a cui aveva dedicato parte della propria vita, e che aveva contribuito ad allevare, nutriti con gli slogan, assecondati con il lassismo delle libere occupazioni delle scuole e delle università, con gli scioperi da week end lunghi, con la promessa di redditi di cittadinanza, con l’ignoranza derivante dalla svendita della scuola a professori ideologizzati.

Le lacrime di quell’uomo sono state l’espressione della consapevolezza di un fallimento, non solo personale ma di una intera classe politica, che incapace di affrontare la realtà e i bisogni di una società che intendeva rappresentare, si è data da fare per mantenere semplicemente il potere a tutti i costi. Sul piano umano mi sento di esprimere tutta la solidarietà possibile a chi è stato vittima di una aggressione fascista, comunista o comunque la si voglia definire. La mancanza di rispetto per l’avversario e la politica della fomentazione dell’odio possono portare a modesti e limitati successi nel breve periodo, ma si rivoltano sempre contro chi li ha attivati, e non rende giustizia a chi da sempre aborre le posizioni manichee.

Non vedo nel breve periodo nella possibile resipiscenza da parte di chi ancora percorre quelle strade, basta pensare ai Landini o alle Schlein asserviti al nulla dei cinque stelle o dei verdi e degli altri mestatori del campo largo. Le idee e non i singoli siano al centro dell’operare politico.