Il dibattito sulla riforma della legge elettorale torna al centro del confronto politico, con posizioni differenziate sia nella maggioranza sia tra le opposizioni. Dopo il deposito in Parlamento del nuovo testo proposto dal centrodestra, diversi partiti hanno annunciato iniziative e modifiche, mentre analisi e simulazioni provano a stimarne gli effetti sulla futura composizione delle Camere.
All’interno della coalizione di governo, Fratelli d’Italia ha ribadito la volontà di introdurre le preferenze. Il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli ha annunciato la presentazione di un emendamento in tal senso, ricordando come il partito si sia sempre detto favorevole a consentire agli elettori di scegliere direttamente i candidati. L’obiettivo dichiarato è affrontare il passaggio parlamentare “con serenità”, lasciando spazio al confronto tra le diverse posizioni.
Sul fronte centrista, l’Unione di Centro ha confermato una storica battaglia per il ritorno delle preferenze. Il segretario Antonio De Poli ha annunciato la presentazione di proposte emendative per restituire agli elettori la possibilità di indicare nome e cognome dei propri rappresentanti sulla scheda, collegando questa scelta all’esigenza di contrastare l’astensionismo e riavvicinare i cittadini alla politica.
Critiche arrivano invece dalle opposizioni. Nella sua enews, Matteo Renzi sostiene che la riforma risponderebbe soprattutto a esigenze di convenienza politica della presidente del Consiglio, accusando la maggioranza di aver accantonato proprio il tema delle preferenze. Pur non definendo la legge un “dramma”, il leader di Italia Viva la considera un intervento orientato più alla tenuta del governo che agli interessi dei cittadini.
Dal Partito democratico arrivano valutazioni ancora più dure. Il senatore Dario Parrini ha definito il testo una “legge-truffa”, contestando un premio di maggioranza ritenuto eccessivo e l’assenza di meccanismi che consentano agli elettori di scegliere i parlamentari. Secondo questa lettura, l’eliminazione dei collegi uninominali unita alle liste bloccate porterebbe a un Parlamento composto prevalentemente da candidati nominati dai partiti.
A pesare nel confronto sono anche le proiezioni sugli effetti concreti del nuovo sistema. Una simulazione realizzata da YouTrend per il quotidiano la Repubblica indica che, sulla base dei sondaggi più recenti, il centrodestra otterrebbe un netto vantaggio in seggi rispetto all’attuale legge. Alla Camera dei deputati la coalizione potrebbe raggiungere 228 eletti, anche grazie al premio di maggioranza, mentre al Senato della Repubblica arriverebbe a 113 seggi. Con il sistema vigente, invece, nessuna coalizione conseguirebbe una maggioranza autonoma.
Nel complesso, la riforma riapre un tema ricorrente della politica italiana: il bilanciamento tra governabilità e rappresentanza. Da un lato c’è chi punta a garantire stabilità e maggioranze certe, dall’altro chi chiede strumenti che rafforzino la scelta diretta degli elettori. Il confronto parlamentare si preannuncia quindi decisivo per definire un testo capace di trovare un equilibrio condiviso, in vista delle prossime elezioni.
