Leone XIV, giorno dopo giorno, sorprende tutti, tanto all’interno della Santa Sede – dove con dovizia agostiniana rimette ordine e razionalità nel caos ereditato dal suo impulsivo e irrazionale predecessore – quanto all’esterno, dove esercita i molti ruoli connessi al Pontificato con insolita eleganza e diplomatica compostezza. Uno stile in linea con le richieste sorte nelle congregazioni pre-Conclave, che portarono i porporati a identificare quale profilo giusto quello di Robert Prevost. Fin da subito si è capito che la voce del Papa sarebbe tornata ad essere al di sopra delle parti, non luogo di scontro ma di sintesi, non voce dal campo ma arbitro capace di osservare con oculatezza tutte le porzioni del campo e intervenire con autorevolezza, parlando una voce ascoltata da tutti e scevra da sospetti di particolari simpatie.
Le posizioni di Papa Francesco all’indomani dell’invasione russa in Ucraina sono apparse fredde e critiche verso la Nato. Un Papa latinoamericano, propenso agli ultimi e “nemico del capitalismo e degli Stati Uniti”, è stato il tema ricorrente di tante, troppe ricostruzioni, che andavano anche in questo caso ben oltre la realtà. Mentre Papa Leone XIV, l’americano con il profilo tanto di lotta quanto di governo, si è posto come argine alla deriva, come resistenza agli eccessi, come voce di “pace” capace di “gettare ponti” e costruire quel dialogo che per giungere alla pace è elemento essenziale e primario. Anche il New York Times ha finito per scoprire l’elemento essenziale della regale semplicità leonina. Dove la semplicità non è un vanto manifesto, una posa in rotta con l’essenza dell’istituzione, ma l’incarnare l’esercizio del Ministero petrino in continuità con una tradizione che deve mantenere una propria uniformità sia sul piano spirituale che su quello politico.
Leone XIV non ama la polemica, non la insegue, ma la disinnesca sul nascere. Un Papa “anti-polarizzazione”. Quella di Prevost è una via che porta la Chiesa al di là dei recinti, fuori da quella ghettizzazione in cui si stava impantanando nel nuovo mondo sempre più improntato alla forza e alla potenza. Il suo è un Pontificato che segue una strada propria, “apostolica” ed “evangelizzante”, in cui mode e tendenze del tempo non sembrano trovare posto, proprio in quanto la Chiesa è nel tempo, ma allo stesso tempo è fuori dal tempo, perché d’ogni tempo, e perciò non adatta a seguire logiche votate alla caducità. In fondo, dopo tempo, Papa Leone XIV ci sta restituendo il senso dell’eternità, di una Chiesa che agisce da ponte nel mondo, proprio in quanto ponte verso quel regno che “non è di questo mondo”.
