Lo scoop farlocco del Fatto Quotidiano sulla Fondazione Einaudi. Travaglio parte subito con la macchina del fango

Il Fatto Quotidiano ha fatto una scoperta sensazionale: la Fondazione Luigi Einaudi, che promuove il Sì al referendum per la separazione delle carriere, riceve finanziamenti pubblici. “Il braccio armato” della campagna per il Sì, come Il Fatto la definisce, sarebbe “foraggiato dall’esecutivo”. Insomma, dopo aver fatto da pusher di false lettere di Falcone, ora Travaglio e i suoi passano a girare la manovella della macchina del fango, volendo far credere che la Fondazione Einaudi faccia propaganda al governo, dietro compenso. Peccato che questa “rivelazione” trascuri un dettaglio: la stessa Fondazione ha ricevuto contributi ben più generosi proprio dai governi sostenuti da quelle forze politiche che invocano il No al referendum.

Per saperlo non ci vuole tanto. Basta prendersi la briga di andare sulla voce “Trasparenza” del sito della Fondazione per scoprire – ad esempio – che nel 2020, con in carica il governo Conte II (quello sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito democratico), la Fondazione Einaudi ottenne circa 270mila euro di finanziamenti ministeriali. Una cifra considerevole, che evidentemente allora non destava alcun sospetto di “corruzione intellettuale” tra le fila grilline e dem.

Ma c’è di più. La battaglia della Fondazione per la separazione delle carriere non è certo nata con l’attuale governo. Già nel febbraio 2022, quando a Palazzo Chigi sedeva ancora Mario Draghi alla guida di un governo con ben 7 ministri tra M5S e Pd, Angelo Panebianco pubblicava sul sito della Fondazione un intervento dedicato proprio a questo tema. E nell’ottobre dello stesso anno, il presidente Giuseppe Benedetto dava alle stampe “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere”, con prefazione di Carlo Nordio.

Insomma, la Fondazione Einaudi ha iniziato questa battaglia quando al comando del Paese c’erano anche i riferimenti politici di coloro che oggi vogliono farla passare per “prezzolata”. Ora, di solito una battaglia politica si combatte con le idee, e solo quando queste sono esaurite si finisce per far propaganda, magari raccontandole un po’ grosse. Ma se il Fatto inizia subito a sparare balle, cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi mesi? Tireranno fuori lettere inedite di Tortora che chiedeva scusa per il disturbo a magistrati e giudici? Diranno che ad Antonio Di Pietro è stato promesso di succedere a Nordio? La faccenda è preoccupante, perché se si comincia con il fango, una volta che lo si è esaurito si passa a produrre quel che gli somiglia di più. E già si sente un certo odore.