Ieri il generale Vannacci ha detto la sua anche sulla marcia su Roma (“Non è stato un colpo di Stato”) e si è guadagnato un po’ di uscite sui giornali. Lui ha fatto la sua fortuna con provocazioni del genere a partire dal famoso libro e questa non sarà l’ultima. Ma il punto non è ciò che dice lui ma cosa facciamo noi in risposta.
Vannacci e la marcia su Roma di 103 anni fa
Non sono in grado di rispondere a Vannacci. Ho idee diverse dalle sue sulla marcia su Roma ma né le mie e né le sue idee sul tema credo abbiano una dignità tale da poter diventare materia di dibattito pubblico. Io almeno mi vergognerei di parlare con cognizione di causa di un avvenimento di 103 anni fa di cui è giusto ed è normale che si occupino gli storici.
Che cosa potremmo dire noi, compreso Vannacci, di nuovo, di interessante o di sensato? Niente. E allora penso che in casi del genere, che tutti i giorni vengono avanti nel dibattito pubblico, noi dobbiamo reagire diversamente.
La giusta reazione alle parole di Vannacci
Ogni volta che entriamo nel merito di una cazzata che sentiamo dire, le diamo dignità, la amplifichiamo. Mentre l’unica risposta sensata è il silenzio. Non tutte le dichiarazioni meritano una replica, non tutte le parole meritano un’eco. A volte il modo migliore per rispondere è… non rispondere affatto.
Ognuno di noi, peraltro, dovrebbe sempre ricordare il famoso detto: meglio tacere e rischiare di passare per sciocchi che parlare e dissipare ogni dubbio.
