Anche le strade di Londra si sono riempite di decine di migliaia di manifestanti, la maggior parte dei quali di origine iraniana, molti di loro in esilio da decenni. L’esodo di massa iniziò con la rivoluzione islamista del 1979, poi la guerra con l’Iraq causò un ulteriore esodo. La stretta soffocante della dittatura ha continuato a produrre cospicui arrivi di iraniani nelle città britanniche. Erano 42.000 nel censimento del 2001 e nel 2021 il numero di individui nati in Iran residenti nel Regno Unito ammontava a 114.000, in gran parte giunti come richiedenti asilo. Ne vivono a Londra oltre 43.000.
Il fiume di manifestanti si è snodato a partire dai quartieri generali della BBC, accusata di aver taciuto sui crimini commessi dal regime iraniano in questi giorni. “BBC Ayatollah, vergogna!” è stato lo slogan rivolto verso l’emittente, attualmente sotto accusa anche per avere trattato la situazione a Gaza attraverso notizie provenienti da Hamas e un marcato pregiudizio anti-israeliano. La marcia ha denunciato la repressione dei civili in Iran da parte del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC), di cui si chiede il riconoscimento come organizzazione terroristica. Si è chiesto che i governi internazionali sostengano senza esitazioni il cambiamento democratico in Iran.
L’Iranian Committee for Freedom e Stop The Hate, che hanno organizzato la manifestazione, chiedono inoltre al governo del Regno Unito di riconoscere Reza Pahlavi come legittimo rappresentante del popolo iraniano, sostenendo che la Repubblica islamica “non riflette più la volontà degli iraniani”. L’attore di origine iraniane Omid Djalili ha spiegato in varie interviste che questo non rappresenta un’ipoteca sul futuro ma Pahlavi è attualmente la figura più unificante di opposizione al regime islamista, per avviare una transizione democratica.
Ho parlato con un gruppo di esuli iraniani che vivono in Inghilterra da decenni. Uno di loro, esiliato dal 1979, ha detto di essere stato fra quelli che all’epoca manifestarono a favore della cacciata dello scià: “È stato un grande errore, perché nessuno si aspettava quello che è successo dopo. Sono qui per fare ammenda. Sono un repubblicano ma al momento Reza Pahlavi è l’unica figura laica che può unificare il Paese per arrivare a libere elezioni. Saranno poi gli iraniani a decidere se vorranno una monarchia costituzionale o una repubblica. I tempi sono cambiati e ho fiducia in lui per condurre la prossima fase”.
Il centro di Londra si è riempito di bandiere iraniane con al centro il sole nascente e il leone che impugna una spada, simbolo classico della Persia, sostituito nel 1980 con una versione che ha annullato millenni di storia a favore della narrativa islamista. Nelle strade del centro hanno sfilato anche molte macchine e moto con bandiere iraniane, generando un diffuso concerto di clacson a sostegno della manifestazione principale. La conclusione della marcia è stata intorno a Downing Street, residenza del Primo Ministro, con interventi di organizzazioni e politici. In un messaggio registrato, Reza Pahlavi ha dichiarato di essere pronto a guidare il cambiamento ponendo fine alla dittatura, all’islamizzazione del Paese e al sostegno a gruppi terroristi come Hamas e Hezbollah, foraggiati dall’attuale regime. Amicizia con gli Stati Uniti, riconoscimento immediato di Israele e collaborazione con gli Stati arabi per uno sviluppo della regione nel rispetto dei diritti umani sono obiettivi prioritari per generare una pace duratura.
Accanto al mare di simboli iraniani hanno sfilato molte bandiere britanniche, israeliane, statunitensi e ucraine. Uno degli organizzatori, il giornalista iraniano Niyak Ghorbani, ha denunciato che “la Repubblica Islamica minaccia non solo i manifestanti in Iran, ma ha finanziato attività criminali, terrorismo e violenza oltre i suoi confini, anche sul suolo britannico. È tempo che il governo metta al bando l’IRGC e chiuda l’Ambasciata, schierandosi chiaramente con il popolo iraniano nella sua lotta per la libertà e democrazia”.
