Mariela Magallanes è una politica venezuelana, vicina alla leader dell’opposizione María Corina Machado. Eletta deputata nel suo Paese, è stata costretta a lasciare il Venezuela a causa delle minacce del regime. Da sei anni vive in esilio in Italia.
Cosa sta succedendo a Caracas
«Il regime sta cercando di riorganizzarsi attraverso la leva della paura e quella della corruzione. Ma non ce la farà. Le centinaia di persone con cui sono in contatto ogni giorno mi confermano che il clima è cambiato: la democrazia sembra davvero a un passo. Serve però grande attenzione. Maduro non è più al potere, ma il regime sì. Oggi comanda Delcy Rodríguez, che rappresenta la continuità del sistema chavista ed è profondamente corrotta. Ora bisogna capire come Donald Trump intenda garantire una transizione democratica, proteggendo davvero i cittadini venezuelani».
Trump ha fatto bene a ordinare il blitz e la cattura di Maduro?
«Questo blitz americano è la conseguenza diretta della scelta di Maduro e del suo regime di chiudere tutte le vie politiche, diplomatiche, elettorali e istituzionali, impedendo ogni cambiamento democratico. ».
Qual è stato il ruolo di Marco Rubio?
«Marco Rubio è un grande alleato della causa democratica venezuelana. È cubano-americano, conosce il funzionamento dei regimi autoritari latinoamericani e sa cosa accade in Venezuela».

Ora dovrebbe esserci una reazione popolare. Ci sarà?
«C’è molta paura, il regime è ancora operativo e i venezuelani sanno di poter essere colpiti dalla repressione e dai gruppi paramilitari. Ma c’è anche una forte volontà di voltare pagina. Nella notte ci sono state sparatorie in diversi quartieri di Caracas. Si parla di droni americani che monitorano i palazzi del potere. Confermiamo la guida di María Corina Machado come leader del Venezuela e riconosciamo Edmundo González Urrutia come presidente eletto».
Cosa pensa della telefonata tra María Corina Machado e Giorgia Meloni?
«È stato un segnale molto importante. Il sostegno dell’Italia a una leadership che sta guidando il Paese verso la democrazia è fondamentale. Sentiamo il supporto del mondo democratico e l’obiettivo è il ritorno della democrazia in Venezuela, che passa anche dal rientro di Machado e di noi esuli».
Quanto è importante il sostegno dell’Italia e dell’Europa?
«In questo momento l’attenzione internazionale è concentrata sull’azione di Trump. Era qualcosa di inevitabile, che ci aspettavamo. È la dimostrazione che l’uscita di Maduro non poteva avvenire in altro modo, senza l’appoggio di un alleato forte come gli Stati Uniti, da sempre al fianco della democrazia venezuelana».
Quali sono gli sviluppi internazionali più rilevanti?
«Sono enormi. Il regime di Maduro era alleato della Russia di Putin, della Cina e dell’Iran. Dal Venezuela sono partiti fondi per finanziare questi Paesi. Mentre il popolo era ridotto alla fame, fiumi di denaro, minerali, risorse rare e petrolio hanno aggirato l’embargo, alimentando un sistema di fondi neri, spesso trasformati in criptovalute, per sostenere le armi dei proxy iraniani. Un terzo della popolazione è emigrato per fame e disperazione. Anche per questo non potevamo liberarci da soli».
Di questo denaro hanno beneficiato anche i proxy iraniani, come Hamas e Hezbollah?
«Non solo. Quando si parla di sovranità bisogna ricordare che è stato il regime a violarla per primo. La prova più evidente è la presenza di quaranta agenti di sicurezza cubani nel primo anello di protezione di Maduro. Ma c’è molto di più. Gruppi terroristici operano stabilmente sul territorio venezuelano, controllano miniere e frontiere, come le Farc e l’Eln. Recuperare la sovranità del Venezuela significa anche liberarlo da questi gruppi irregolari e dagli alleati del regime che agiscono impunemente nel Paese».
Lei denuncia episodi di corruzione in Europa, quali?
«Numerosi episodi. Uno dei più recenti riguarda una compagnia aerea semisconosciuta che nel 2021 ha ricevuto dalla Spagna un salvataggio pubblico da 53 milioni di euro. In realtà era una rete di interessi che parte da Caracas, passa per Madrid e arriva fino alle banche di Panama. Secondo diverse ricostruzioni, una operazione di riciclaggio con fondi opachi legati alla nomenklatura venezuelana, restituiti “ripuliti” grazie a un prestito statale garantito dal governo spagnolo. In mezzo compaiono nomi collegati al Cartel de los Soles, a PDVSA e a prestanome internazionali».
Questi scandali coinvolgono anche l’attuale leader del regime, l’ex vice di Maduro?
«Delcy Rodríguez, che oggi detiene il potere, ne è stata protagonista. È volata in Spagna violando le regole di Schengen, nonostante fosse sanzionata, con valigie piene di denaro e lingotti d’oro per corrompere politici e partiti. Non è stata la prima: prima Chávez e poi Maduro hanno finanziato forze politiche e partner in diversi Paesi europei, alcuni dei quali sono arrivati al governo, per imporre una precisa agenda politica».
Accuse gravissime. L’opposizione venezuelana ha le prove?
«Molte prove esistono, altre sono state occultate nel tempo. Alcuni testimoni sono stati eliminati. Quei fondi facevano parte di una strategia geopolitica concordata tra Caracas e Mosca per indebolire la democrazia in Europa. Oggi i funzionari venezuelani pronti a parlare sono pochi, ma quando la paura finirà molti si presenteranno davanti alla giustizia, chiarendo chi e come, in Europa, ha beneficiato dei fondi neri del regime di Maduro».
