Mancini: “Hamas si sta riarmando, i miliziani hanno pronte 5 brigate e 23 battaglioni per colpire Israele con 600 droni di nuova fabbricazione nei tunnel”

MARCO MANCINI AGENTE SEGRETO

Marco Mancini, per anni ai vertici dei servizi segreti, conta ancora su informazioni di prima mano che devono mettere in allerta Israele. Anche se una buona notizia c’è, ed è lui a sottolinearla: «Finalmente oggi c’è un rapporto dell’ONU che certifica che Hamas e altri gruppi islamici il 7 ottobre 2023 hanno commesso crimini contro l’umanità. Un dato oggettivo. E il rapporto certifica che oltre cento ostaggi israeliani sono stati violentati. Difficile ora provare a sminuire il 7 ottobre».

Stando alle sue fonti, Hamas metterà via le armi?
«No. Ha sfruttato la tregua per ristrutturare battaglioni, unità e strutture di guerra. Rifiatano, raccolgono soldi e rinforzano gli arsenali».

Quindi una finta adesione agli accordi di Sharm el-Sheikh?
«Al-Hayya, dal suo hotel di lusso in Qatar, ha annunciato collaborazione senza il consenso della struttura militare. In parallelo c’è Ezzedine Al-Dad, il capo militare, che vive nei tunnel ricostituiti: non deporrà un bel niente».

Ci sono ancora molti tunnel in mano ai terroristi?
«Sì. Quelli distrutti sono stati ricostruiti a Khan Younes e Gaza City. Sottoterra operano due comandi generali, con 25-30mila uomini al seguito di Al-Dad, contrario al disarmo».

Dicono una cosa in pubblico e ne fanno un’altra in privato?
«Esattamente. Al-Dad accusa Al-Hayya: tu in hotel, io nei tunnel con 30mila miliziani. Non ci arrendiamo. E infatti hanno scelto di continuare la guerra».

Quindi c’è un conflitto interno?
«Hamas ha due anime che si sono sempre combattute. Eliminato Sinwar, ora comanda Al-Dad, contrario al disarmo».

Stanno reclutando nuove leve?
«Sì, Hamas continua a pagare bene chi si unisce. Serve addestramento per mantenere la struttura militare. Eppure il 70% dei palestinesi non vuole Hamas: voterebbero Barghouti, in carcere e in dissidio con Abu Mazen».

Gli Stati Uniti si muovono con qualche incertezza…
«Gli americani vogliono la scarcerazione di Barghouti, leader riconosciuto dai palestinesi. E vorrebbero una base a Gaza, oltre la linea gialla. Ma è difficile che Hamas accetti».

Hamas politica non è disposta a collaborare?
«No. Al-Hayya e Al-Dad, su questo d’accordo, non si fidano e ritengono inaccettabile la presenza stabile di 200 marines. E infatti tengono le armi».

D’altronde vivono di guerra, non possono e non vogliono deporle.
«Vivono di guerra e la impongono ai palestinesi. Chi si ribella viene giustiziato dal gruppo di Mohamed Rajab».

La leadership politica rimane vaga nei proclami. Aprono ma non troppo.
«Nessuno ha definito cosa significhi disarmo. Per loro avere armi è normale. Nessuno sa quanti missili abbiano, sono migliaia. E Hamas sta preparando da mesi droni costruiti nei tunnel solo per combattere Israele».

Sarebbe in grado di quantificarne il numero?
«Hanno già 600 droni costruiti e armati per missioni kamikaze contro Israele. Se si stanno ristrutturando, vuol dire che si predisponendo alla guerra, che considerano inevitabile. Il loro fine è questo: ci sarà un nuovo attacco, una prossima guerra. Gli analisti parlano apertamente di un nuovo conflitto contro Israele».

Tutto questo richiede molti soldi.
«Hamas continua a ricevere fondi e criptovalute da Iran, Qatar e dalla diaspora palestinese, anche negli Stati Uniti. La struttura militare è ricca e punta tutto sulla distruzione di Israele».

Sono ricchi, dice. Ma il Qatar ha interrotto i finanziamenti o no?
«No. Continua a finanziare Hamas. E quei soldi finiscono nella produzione di nuove armi, droni, tunnel. Si sono aggiunti anche imprenditori palestinesi americani che dopo il 7 ottobre hanno rifinanziato l’organizzazione».

I terroristi hanno un loro hub finanziario in Turchia?
«La Turchia è sempre stata lo sponsor di Hamas militare. Il suo apparato di sicurezza è schierato con Hamas».

Anche il vertice turco?
«Certo. In Turchia non si muove foglia che Erdogan non voglia. Come in Libia sostiene le milizie locali, così sostiene Hamas. Non sta con noi né con l’Europa».