La CISL, guidata da Daniela Fumarola, esprime un giudizio articolato sulla legge di Bilancio 2026 e sul maxiemendamento presentato dal Governo. Si tratta di una manovra “fortemente condizionata dai vincoli europei, dalla procedura per deficit eccessivo e da una crescita economica debole”, fattori che limitano gli spazi di intervento ma che, secondo il sindacato, rendono “ancora più necessario un metodo fondato sul confronto e sulla corresponsabilità”.
Il sindacato valuta positivamente, così come sollecitato dalla CISL, “l’introduzione del sostegno alla redistribuzione degli utili d’impresa attraverso la partecipazione e la contrattazione decentrata, al fine di un aumento dei salari”. Giudizio favorevole anche sul sostegno al ceto medio, attraverso “la riduzione di due punti della seconda aliquota IRPEF dal 2026, con un meccanismo che esclude i redditi più alti e concentra il beneficio sui lavoratori che sostengono il sistema di welfare del Paese”. Per quanto riguarda il lavoro privato, la CISL giudica positivamente “la conferma della defiscalizzazione del lavoro a turni, notturno e festivo, prevista dai contratti collettivi”, pur sottolineando che la misura “resta non strutturale”, così come gli interventi a favore della contrattazione collettiva. Tra questi figurano “la tassazione agevolata al 5% degli incrementi retributivi dei CCNL e l’aliquota all’1% su premi di produttività e redistribuzione degli utili ai lavoratori”, misure che risultano “migliorate anche grazie alle richieste della CISL”. Resta però un rilievo negativo: “la mancata esclusione dei contratti pirata da quelli agevolati”, non avendo inserito la clausola che premia sole le intese firmate dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.
Vanno “ancora nella giusta direzione” anche le misure per promuovere la previdenza complementare, con “l’adesione automatica per i neoassunti salvo recesso successivo”, un meccanismo che può favorire “giovani, donne e lavoratori delle piccole imprese”. Positive anche le risorse per gli investimenti e per la ZES unica, pur con “limiti che andranno corretti sul piano dell’assenza di condizionalità sociali e formative”. Accanto a questi elementi, però, la CISL esprime forte preoccupazione per alcune norme contenute nel maxiemendamento. In particolare sulle pensioni e sulla previdenza complementare, il sindacato denuncia “un passo indietro grave e inspiegabile”, con “l’abrogazione della possibilità introdotta solo un anno fa di utilizzare la previdenza complementare per il pensionamento a 64 anni” e con la possibilità di “trasferire fuori dal perimetro negoziale il contributo contrattuale a sostegno dei fondi pensione”. Si registra inoltre un irrigidimento dei requisiti di accesso alla pensione anticipata e viene abrogata “senza alcun confronto con le parti sociali” un’opportunità importante di anticipo pensionistico come Opzione Donna.
Sul fronte delle politiche sociali, la CISL ritiene che “la riforma dell’Assegno di inclusione rivolto alle famiglie fragili vada migliorata” e denuncia la riduzione del diritto alla NASpI anticipata, che rischia di penalizzare “l’autoimprenditorialità dei disoccupati”. Resta infine “netto il no del sindacato su ogni operazione di condono fiscale ed edilizio”. Da qui la richiesta finale: l’apertura “immediata, già nel primo trimestre del 2026”, di un tavolo di confronto organico su previdenza, lavoro e politiche sociali, “dentro un patto capace di coniugare responsabilità di bilancio, crescita, qualità del lavoro e coesione sociale”. Secondo la CISL è questa “la strada per rafforzare il Paese, aumentare la produttività e dare risposte concrete a lavoratori, pensionati e famiglie, senza scorciatoie e senza scaricare i costi sulle persone più esposte”.
