Palazzo Madama, 24 ore da caput mundi. Insomma, una giornata da tutto e subito. Da una parte la manovra che oggi (in ritardo di un giorno per l’approvazione del ddl Concorrenza) inizia la sua navigazione in Commissione; dall’altra la definitiva approvazione della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il tutto nelle austere aule del Senato, catapultato così al centro dell’agenda politica.
Manovra 2026
La sessione di Bilancio entra nel pieno (da lunedì partono le audizioni) portandosi dietro le irrisolte questioni che hanno più diviso la maggioranza in queste settimane. Uno dei nodi ancora da sciogliere è proprio quello dell’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, che il governo, dopo le pressioni di Lega e Forza Italia, ha confermato al 21% per le locazioni dirette. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, precisa: “Non è per noi cruciale per una manovra di bilancio che invece fa delle cose molto più significative”. Più diretto il capogruppo di Fratelli d’Italia in Senato, Lucio Malan: “Tutte le proposte di riduzione di una imposta rispetto al testo presentato dal governo richiedono una copertura”. E dire che Gianluca Del Mastro, un esperto del settore, giudica la misura in modo più crudo: “Sembra una patrimoniale mascherata su mezzo milione di italiani che affittano un immobile per integrare il reddito”.
L’aumento della cedolare
La cedolare passerebbe dal 21% al 26% proprio sugli immobili gestiti da piattaforme come Airbnb e Booking. Per coloro che affittano la prima abitazione senza intermediari non cambierebbe nulla, con la tassazione al 21%, come è stato fino ad ora. Il governo è aperto a modifiche, vanno trovate le coperture, partendo dal presupposto che – secondo la Ragioneria dello Stato – la misura potrebbe valere più o meno 100 milioni di euro per le casse pubbliche. Si tratta un possibile alleggerimento delle aliquote, che dal 26% potrebbero scendere al 23% sempre per gli immobili immessi sul mercato tramite piattaforme.
Il tema delle banche
L’altro tema caldo sono le banche, con la Lega che continua a spingere per aumentare il contributo già scritto nero su bianco nella Legge di Bilancio. Tra l’incudine e il martello, l’arbitro Giorgetti prova a mediare: “Voi pensate che il ministro dell’Economia decida tutto? Non sono né il Papa, né Trump. È il Parlamento che decide queste cose”. In mattinata il ministro ha partecipato anche a un vertice del suo partito, la Lega, con il segretario Matteo Salvini. Tra i temi approfonditi dal tavolo, “focus sull’allargamento della platea di beneficiari della pace fiscale, l’intervento riguardante gli istituti di credito e la conferma da parte del Mef dell’assenza di tagli alle opere infrastrutturali”. Difficile che sulle banche cambi qualcosa. Spiega Fabrizio Comba, deputato di Fratelli d’Italia: “Già lo scorso anno si era raggiunta un’intesa positiva con il mondo bancario, e anche questa volta credo ci siano le condizioni per una collaborazione analoga”.
Verso il referendum sulla giustizia
Sugli scudi le minoranze, che affilano le armi anche in vista del referendum sulla giustizia di primavera. Si prepara il capogruppo dei senatori dem, Francesco Boccia: “La verità è che la manovra è la più rinunciataria dell’ultimo decennio: nessuna politica industriale, nessuna strategia sui salari, nessuna risposta all’emergenza sociale. Meloni continua a fare propaganda, ma il Paese reale è fermo”. Più astuta la lettura che Romano Prodi offre a Circo Massimo, il talk sulla Nove: “Questa è la Legge di Bilancio di chi non vuol rischiare, è perfetta sotto questo aspetto. Ci sono le elezioni fra non molto, l’anno prossimo faranno qualcosa che ha effetto breve appena prima delle elezioni; adesso preparano un clima di tranquillità. Questo è quello che vogliono fare”. Il vicepresidente di Italia Viva, Davide Faraone, torna sul filone lacrime e sangue: “Quella tra Giorgia Meloni e il mondo delle imprese sembrava una storia d’amore solida e invece era un calesse”. Insomma, per il campo largo sta tornando la stagione per rispolverare un antico cavallo di battaglia: piove, governo ladro.
