Maria Chiara Fazio: “Autonomia energetica, guerra cognitiva, cyber: sinergia per la pace”

Maria Chiara Fazio, Vice Presidente Noi Moderati e Delegata all’assemblea del Partito Popolare Europeo, lavora su dossier europei di sicurezza, industria e interoperabilità. Con lei andiamo al punto: numeri, scelte e responsabilità della nuova stagione della difesa italiana ed europea.

Partiamo dalla Legge di Bilancio: l’Italia rispetterà davvero l’obiettivo del 2,5% del PIL per la difesa o stiamo giocando con le etichette contabili?
«La sicurezza oggi è a rischio, e l’Italia deve farsi trovare pronta Lo scenario geopolitico è profondamente mutato e ci impone responsabilità. La spesa per la difesa cresce in tutta Europa non per alimentare la guerra, ma per garantire pace e stabilità. Il 2,5% è un obiettivo sensato se distribuito su più anni e, soprattutto, se le risorse vanno su priorità reali: capacità, interoperabilità, ricerca e resilienza alle minacce ibride».

Dove vanno messi i primi euro aggiuntivi?
«L’aumento dovrà essere graduale e coerente con i progetti del sistema Paese. Priorità: interventi infrastrutturali, colmare i gap individuati e soprattutto ricerca e sviluppo per fronteggiare minacce sempre più sofisticate».

Europa della difesa: coordinamento vero o slogan?
«È un percorso in costruzione, ma concreto. La difesa resta sovranità nazionale, però l’efficacia passa da una sovranità condivisa su intelligence, standard, addestramento così come sulle forniture. Nessuno Stato membro, da solo, può proteggere i propri cittadini da minacce che attraversano confini fisici e digitali in pochi secondi. Serve una difesa comune europea».

Guerra ibrida e guerra cognitiva: minacce che bucano menti e sistemi prima dei confini. L’Italia è pronta?
«La minaccia oggi è multidominio e coordinata. Parliamo di disinformazione, interferenze elettorali, furti e manipolazioni di dati, fino al sabotaggio di infrastrutture critiche. La rete moltiplica la potenza dell’aggressore. Servono capacità cyber, protocolli comuni di risposta, alfabetizzazione digitale e una filiera industriale nazionale ed europea capace di produrre soluzioni in tempi rapidi».

Nel merito della spesa: c’è chi accusa il governo di infilare nel capitolo difesa voci come climatologia e infrastrutture…
«Viviamo in un ecosistema di rischi complessi: minacce ibride richiedono difesa su più livelli, dalla cybersicurezza alle infrastrutture critiche. Non bastano i sistemi d’arma: resilienza energetica, filiere strategiche e sicurezza delle reti sono parte integrante della difesa nazionale».

Il titolare della Difesa, il ministro Guido Crosetto, lo dice chiaramente…
«È un Ministro competente e determinato, che guida con chiarezza la politica di difesa italiana. Ha spiegato che la difesa non va letta come spesa ma come investimento sul nostro futuro. L’Europa nata sulle macerie della guerra oggi ci consente di viaggiare, studiare, lavorare ovunque: questo esiste perché c’è la pace. Se la pace è sotto minaccia, crollano anche i pilastri del vivere civile, welfare compreso. Per questo vanno tenute insieme difesa e sicurezza: comunicarle insieme chiarisce che le politiche comuni servono a garantire la pace, non a preparare la guerra».

La guerra cognitiva ci deve allarmare?
«La disinformazione è una minaccia ibrida reale, capace di condizionare opinioni, elezioni e sicurezza democratica. La libertà di espressione resta un principio fondamentale della Costituzione e dell’Europa e va sempre tutelata. Allo stesso tempo, servono contromisure efficaci e trasparenti: riduzione della viralità dei contenuti manipolativi dimostrati, tempi di risposta alle campagne coordinate, robustezza delle piattaforme critiche, livello di alfabetizzazione digitale».

Obiettivo politico di medio periodo?
«La pace prima di tutto. Un’Europa sicura, con una difesa comune, un’industria competitiva e cittadini consapevoli. In questo quadro, l’Italia giocherà un ruolo da protagonista, contribuendo attivamente alla costruzione di un futuro di pace e prosperità per tutti».