Meloni da Mattarella e le scuse per Bignami. Garofani: “Amareggiato, erano chiacchiere tra amici”

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI

«Amareggiato, erano chiacchiere tra amici». È quanto ha affermato Francesco Saverio Garofani – per tre legislature parlamentare del Pd e oggi consigliere al Quirinale e segretario del Consiglio Supremo di Difesa – in merito all’articolo a firma del direttore de La Verità, Maurizio Belpietro, che lo accusava di tramare contro l’esecutivo. «Ci vorrebbe uno scossone provvidenziale» per trovare un avversario in grado di battere il centrodestra: questo il succo delle dichiarazioni di Garofani riportate martedì sul quotidiano, che Belpietro non ha esitato a riconfermare «parola per parola». Dopo 24 ore di botta e risposta tra maggioranza e opposizione, ieri l’incontro tra la presidente Meloni e il Presidente Mattarella, seguito da indiscrezioni fatte trapelare da fonti di Palazzo Chigi.

La sintonia istituzionale non è mai venuta meno fin dall’insediamento del governo, viene precisato, ma c’è rammarico «per le parole istituzionalmente e politicamente inopportune pronunciate in un contesto pubblico» da Garofani. Nessuno scontro tra i palazzi, quindi, come ha confermato anche il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari, «né FdI né tanto meno Palazzo Chigi hanno mai dubitato della lealtà istituzionale del Presidente Mattarella».

L’opposizione ha però, da subito, sollevato un’ampia polemica, soprattutto in merito alle dichiarazioni dell’onorevole Galeazzo Bignami, che chiedeva la smentita da parte del consigliere. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di un attacco «ad arte per operare una distrazione di massa», a cui ha fatto seguito la deputata Vittoria Baldino, parlando di «un atto intimidatorio nei confronti anche di Mattarella». La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha chiesto alla presidente del Consiglio di riferire in Aula sulla vicenda, e – più verso il centro – il leader di Azione, Carlo Calenda, ha parlato di «polemiche fantascientifiche e inopportune». Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha denunciato un «inaudito quanto inedito attacco al Presidente della Repubblica».

Dai vertici dell’esecutivo e dalla presidente Meloni è stato specificato che l’intento di Bignami non era assolutamente «un attacco al Quirinale, ma al contrario un modo per circoscrivere al suo ambito reale la vicenda, anche a tutela del Quirinale». Si riteneva, quindi, che fosse il diretto interessato, ovvero il consigliere Garofani, a dover chiarire, per chiudere immediatamente la questione.