La salute come infrastruttura economica e sociale, non più come politica settoriale. È questo il cambio di prospettiva che emerge dal confronto avviato al Senato sul futuro dei sistemi sanitari su iniziativa di Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali di Palazzo Madama. Un’impostazione che sposta il baricentro del dibattito pubblico: la sanità non come capitolo di spesa da contenere, ma come investimento strategico che incide su crescita, produttività e coesione sociale.
Il punto di partenza è una constatazione condivisa: i sistemi sanitari europei sono entrati in una fase strutturalmente nuova. Invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche, diffusione dei disturbi di salute mentale e nuove vulnerabilità sociali stanno ridisegnando la domanda di salute. A fronte di bisogni più complessi e continuativi, le risorse finanziarie e professionali restano limitate, imponendo scelte politiche non più rinviabili. In questo scenario, il ruolo dei Parlamenti diventa centrale, perché le decisioni riguardano l’assetto complessivo dei sistemi di welfare.
Sul versante nazionale, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha indicato il nodo politico da sciogliere: il Servizio sanitario nazionale resta un modello universalistico solido e riconosciuto, ma dopo oltre quarant’anni necessita di una modernizzazione profonda per restare aderente ai bisogni dei cittadini. La priorità non è difendere assetti organizzativi consolidati, ma superare la frammentazione che separa medicina generale, sanità territoriale e ospedale. Solo un sistema realmente integrato può reggere le trasformazioni demografiche e valorizzare innovazione tecnologica, dati sanitari e intelligenza artificiale in una prospettiva di medicina più predittiva e personalizzata.
Questa visione si intreccia con un tema decisivo per la sostenibilità futura: la prevenzione. Dal confronto è emersa l’idea che prevenire non significhi soltanto anticipare la diagnosi, ma ripensare il ciclo delle politiche sanitarie, spostando risorse dalla gestione dell’emergenza alla riduzione dei rischi lungo tutto l’arco della vita. Investire in prevenzione produce ritorni sanitari, sociali ed economici nel medio-lungo periodo, riducendo la pressione sugli ospedali e contenendo i costi delle cronicità. Per essere efficace, però, la prevenzione deve diventare un asse strutturale e misurabile delle politiche pubbliche.
Il quadro europeo rafforza questa urgenza. Il direttore regionale dell’OMS Europa Hans Henri Kluge ha sottolineato come le sfide sanitarie del continente siano ormai comuni e interconnesse. Malattie non trasmissibili, salute mentale, invecchiamento e nuove fragilità sociali si sviluppano in un contesto di risorse limitate, rendendo necessarie risposte coordinate. Evidenze scientifiche e innovazione producono effetti concreti solo quando si traducono in decisioni politiche, priorità di bilancio e responsabilità istituzionale. In questo senso, la collaborazione con i Parlamenti è decisiva. Un altro nodo emerso riguarda l’equità. Le disuguaglianze territoriali e sociali si riflettono sempre più direttamente sull’accesso alle cure, mettendo in discussione il carattere universalistico dei sistemi sanitari. Il rischio è che la salute diventi una variabile dipendente dal luogo di residenza o dalla capacità individuale di orientarsi tra servizi differenti. Rafforzare la sanità territoriale e l’integrazione tra servizi sanitari e sociali non è solo una scelta organizzativa, ma una decisione che incide sulla coesione sociale e sulla tenuta democratica.
In questo quadro, la medicina di prossimità emerge come snodo strategico: il primo presidio del sistema, capace di intercettare precocemente i bisogni di salute e ridurre il ricorso improprio all’ospedale. La sfida non è moltiplicare strutture, ma costruire modelli organizzativi stabili e adattabili ai diversi contesti territoriali. Il messaggio che emerge dal confronto è netto: la salute non può più essere trattata come una politica settoriale né come una voce di spesa da comprimere. È una componente essenziale della crescita economica e della stabilità sociale. Per questo, la responsabilità dei Parlamenti diventa strategica: trasformare dati e indirizzi europei in politiche di lungo periodo, capaci di guardare oltre l’emergenza e oltre il ciclo elettorale. È su questo terreno, tra Italia ed Europa, che si gioca il futuro dei sistemi sanitari.
