Milano, Ascioti: “Azione non ha mai cambiato idea, bisogna uscire dal gossip della politica, abbiamo sostenuto Sala nonostante veti Pd e Verdi”

FRANCESCO ASCIOTI SEGRETARIO DI AZIONE MILANO

Francesco Ascioti, da segretario di Azione a Milano, ci spiegghi il senso di Calenda che viene a Milano, prima ospite di Forza Italia, poi con Sala…
«Lavoriamo per costruire una proposta civica riformista, auspicabilmente con un candidato civico che abbia un profilo manageriale, che venga dal mondo delle professioni. Siamo in linea con la storia di Milano da quando si elegge il sindaco».

Eppure ogni volta che parlate fate notizia!
«Noi viviamo in un dibattito politico interessato solo al gossip e per nulla alla coerenza. Azione dice le stesse cose sugli stessi temi dal 2019: il nucleare, l’Ucraina, le ragioni per cui non si è aderito al governo Conte. Non c’è un tema su cui abbiamo cambiato idea in sette anni. La Meloni ha cambiato idea su tutto, il Pd ha fatto referendum per smentire leggi che aveva approvato. Se usciamo dal gossip e stiamo sui temi, vedremo che Azione dice sempre le stesse cose».

A Palazzo Marino però questa coerenza non vi ha portato molto.
«Siamo l’unico partito della maggioranza non rappresentato in giunta. Il Sindaco ci ha detto che era giusto avere un assessore, Pd e Verdi hanno posto il veto. Come abbiamo reagito? Siamo rimasti al nostro posto. Abbiamo sostenuto Sala sul Salva Milano anche quando lui ha smesso di parlarne, l’abbiamo sostenuto su San Siro, unici fino all’ultimo giorno. Abbiamo subito questi veti e siamo rimasti in maggioranza. Quanto sarebbe stato facile fare i populisti, andare in piazza? Azione è il partito più coerente di quella maggioranza».

Milano cresce, ma non per tutti. Oltre alla politica, c’è la vita reale.
«La più grande ricchezza di Milano sta nella capacità di coniugare sviluppo e solidarietà. Viviamo una crisi di successo che ha aumentato le diseguaglianze. La politica deve stare vicino a chi fa fatica nella grande città internazionale. Non bisogna buttare via la dimensione internazionale, bisogna affiancare chi fa fatica».

Servono alleanze. Realisticamente tra chi?
«C’è una grande storia legata al riformismo cattolico, socialista, liberale, repubblicano. Queste culture oggi possono e devono convergere su un progetto per Milano 2027-2032».

Ci sarebbero anche i riformisti del Pd.
«Li aspettiamo con ansia. Speriamo che la loro voce si alzi forte. Il Pd esprimeva la classe dirigente responsabile del Paese, oggi non può diventare il punto di riferimento iper-ideologico che non governa nulla».

Proviamo a rispondere una volta per tutte: state andando a destra?
«No, assolutamente. Noi speriamo che tutto quello che c’è di buono in questa maggioranza e tra i riformisti del Pd e del centrosinistra converga insieme a noi per scardinare questo bipolarismo che non è servito all’Italia in trent’anni. Calenda invita i riformisti del Pd e gli europeisti di Forza Italia a uscire da quella palude».