I recenti episodi di violenza che hanno scosso Milano impongono una riflessione urgente sul disagio delle nuove generazioni. Il 47,9% dei minori presi in carico dai servizi sociali rientra nella fascia d’età compresa tra gli 11 e i 17 anni. La trasformazione del fenomeno è evidente nei numeri della Questura: su 50 persone arrestate per rapine nelle stazioni della metro e a bordo di altri mezzi pubblici, 18 sono minorenni, con “un aumento dell’aggressività dei minorenni, che spesso utilizzano armi da taglio o spray urticanti”. Nel 2023, Milano ha registrato un picco di segnalazioni di minori denunciati o arrestati (2.450), con incrementi significativi per i reati di lesioni dolose (+48,55%), minaccia (+23,08%) e percosse (+19,35%).
La nuova grammatica della violenza adolescenziale
Ernesto Savona, direttore di Transcrime, fotografa con precisione il fenomeno: “Ad aumentare non sono i numeri, ma la violenza allarmante dei comportamenti”. L’età del primo reato si è drammaticamente abbassata: in più della metà dei casi viene commesso prima dei 15 anni. Il caso dei giovani arrestati per il tentato omicidio del bocconiano lo scorso ottobre è emblematico. Le intercettazioni rivelano una deriva inquietante: gli aggressori “si compiacciono”, si lasciano andare “a improvvidi scoppi di ilarità”, con uno che afferma: “Non so se si vede il video dove lo scanniamo. Voglio vedere se ho picchiato forte”. La violenza diventa spettacolo da ostentare sui social, dove uno dei responsabili ha commentato un video della consigliera Sardone scrivendo: “Il settimo non lo hanno ancora scoperto”. Alludendo all’accoltellamento a cui aveva partecipato.
Il contagio della paura tra i coetanei
Un fenomeno nuovo emerge dalle testimonianze dei ragazzi stessi. “Io ho almeno sei amici che sono stati aggrediti”, racconta Leonardo, 16 anni. La risposta di molti giovani “bene” è altrettanto preoccupante: diversi suoi amici girano con il coltello in tasca. Edoardo, 17enne, confessa: “A volte, io il coltello lo porto. I miei amici pure”. È ormai regolarmente nelle tasche dei ragazzi il “Baby Tonfa”, un portachiavi che è a metà strada tra un tirapugni e un piccolo manganello, venduto legalmente online. Lo psicoterapeuta Alfio Maggiolini della cooperativa Minotauro inquadra il fenomeno: “La dinamica del bullo è sempre triangolare: c’è l’aggressore, l’aggredito e lo spettatore”. Ma oggi questa dinamica si amplifica attraverso i social, dove “i maranza si vantano: ostentano la refurtiva, le minacce”.
La mappa delle baby gang milanesi
Lo studio di Transcrime ha mappato il fenomeno svelando la sua struttura più organizzata, identificando diverse tipologie di gruppi. A Milano sono stati censiti almeno due “tribù”, prive di una struttura definita, ma prevalentemente dedite ad attività violente: la Z4 e la Ripamonti M5. Ci sono poi formazioni più strutturate come la Ms-13, che conta più di quaranta componenti, soprattutto minorenni tra 15 e 17 anni, e la Barrio Banlieue, che “riprende le tipiche modalità di azione delle gang francesi delle banlieue”. Ma oggi l’allarme più grave riguarda i comportamenti spontanei, quasi isolati: gli aggressori di Corso Como sono comuni amici, con nessuna appartenenza a gruppi più o meno strutturati.
L’urgenza di una risposta sistemica
Maria Carla Gatto, presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, lancia un appello: “I comportamenti di crescente violenza dovrebbero indurci ad investire in maniera strutturata sulla prevenzione del disagio”. Sottolineando la necessità di “garantire maggiori risorse e migliore coordinamento ai servizi sociali e a quelli psicologici e sanitari”. Il piano “Network Giovani” di ATS Milano, con un valore complessivo di oltre un milione di euro, rappresenta un tentativo di risposta, ma appare insufficiente di fronte alla complessità del fenomeno. Milano deve fare i conti con questa emergenza, sempre meno – e forse troppo a lungo – sommersa. Gli oltre diecimila minori seguiti dai servizi sociali, il 5,1% del totale della popolazione milanese in quella fascia d’età, sono il sintomo di un malessere profondo, ma la cronaca dice che si tratta solo della parte visibile del fenomeno. Quanti altri sfuggono a qualsiasi sistema di intervento?
