Milano, salari poveri schiacciano tutto il sistema produttivo. Stanzione: “Il sindacato vive una nuova stagione, anche tra i giovani”

Il Segretario Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano Luca Stanzione definisce il ruolo della rappresentanza tra tecnologia, innovazione: «Le nuove generazioni hanno una forte consapevolezza che il destino è comune e non individuale. I dati del lavoro a Milano vanno letti disaggregati».

Il report “Al lavoro” della Camera del Lavoro, pubblicato a fine dicembre scorso, dice che a Milano casa e sanità si mangiano oltre il 50 per cento dello stipendio .C’ è bisogno di fare sistema con le forze produttive.
«C’è una nuova consapevolezza delle forze produttive di Milano: il livello dei salari milanesi incide sulla capacità di Milano di continuare a svilupparsi: salari poveri schiacciano l’intero sistema produttivo verso il basso facendo venire meno moltissime figure professionali. Incidere sulla capacità di spesa dei salari significa assicurare a Milano la possibilità di continuare a svilupparsi. Ora questa consapevolezza deve tradursi in aumento reale del potere d’acquisto, c’è spazio per dar vita ad un welfare territoriale, accessibile per tutti, che aumenti il salario indiretto dando una risposta alle prime due voci di spesa delle famiglie: cure sanitarie e casa».

Lo stesso report parla di 800 posti a rischio tra manifattura e moda, eppure il tasso di occupazione milanese resta al 71,7 per cento…
«Dovremmo tutti non arrenderci a leggere i dati del mercato del Lavoro come abbiamo sempre fatto. Se quei dati li leggiamo disaggregati scopriamo che c’è una transizione in corso dentro l’economia milanese in cui aumentano specializzazioni e professionalità e diminuiscono le figure operaie. Una transizione che ha bisogno di protezione per chi rischia di rimanere fuori dal ciclo di cambiamento o rischia di abbassare la propria professionalità per rimanere agganciato al mercato del lavoro milanese. Non c’è solo più automazione o Intelligenza Artificiale ma un cambio di posizionamento delle imprese che sono a Milano nelle catene del valore internazionali».

Lei viene dalla sindacalizzazione della filiera Amazon, una delle operazioni più innovative della Cgil lombarda. Milano oggi è piena di lavoro che non assomiglia a quello tradizionale. Il sindacato riesce ad essere al passo?
«Spesso veniamo raccontati come un residuo della storia via via più marginale ma questo racconto è smentito da tutti i dati di realtà. E da alcuni esempi che diventano un caso, come quello della sindacalizzazione di Amazon in Lombardia. Una multinazionale che spende miliardi di dollari in campagne per evitare che il sindacato possa entrare nel perimetro aziendale che in pochi mesi in Lombardia deve fare i conti una sindacalizzazione che sfiora il cinquanta percento dei lavoratori lungo tutta la sua filiera. A questo vorrei aggiungere l’aumento del tasso di sindacalizzazione (rapporto fra iscritti e totalità di assunzioni) di quasi tutti i comparti. Inoltre aumentiamo gli iscritti negli under 35. E se tutto questo avviene a Milano significa che il sindacato confederale dimostra di essere capace di coniugare rappresentanza e modernità. La sfida che abbiamo davanti è quella di aumentare la nostra rappresentanza tra le lavoratrici e i lavoratori più specializzati, più creativi, maggiormente formati, perché è cambiato un paradigma che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Se mai fosse stato vero, oggi è evidente che anche chi è più specializzato non riesce a cavarsela da solo».

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Milano è un tessuto produttivo senza equivalenti in Italia: multinazionali, imprese innovative, un mercato del lavoro che si muove a velocità proprie. Landini ha parlato di Milano come “laboratorio”, ma un laboratorio sperimenta, cerca strade nuove, anche in discontinuità. Sembra esserci distanza tra le due CGIL
«La forza della CGIL è la capacità di coniugare la sua unità e la sua capacità di adattarsi alle differenze e ai bisogni di rappresentanza del mercato del lavoro in un paese così diseguale e per noi in un territorio mai statico, in continua trasformazione. In questo senso a Milano lavoriamo costantemente alla nostra Prossimità alle persone portatrici di bisogni e desideri. Penso al lavoro dei pensionati per l’alfabetizzazione digitale che accompagna le persone dentro una cittadinanza piena. Penso alla moltiplicazione dei nostri punti di accesso a tutto il sistema dei servizi che forniamo e stiamo lavorando a due progetti: un ulteriore salto tecnologico della nostra capacità di ascolto e rappresentanza e ad un progetto di scuola popolare per l’utilizzo delle Intelligenze Artificiali».

Tra i dati più duri del report c’è la fuga dal pubblico impiego. Qui l’interlocutore non sono le imprese ma le istituzioni.
«E le imprese di proprietà parzialmente o totalmente pubblica. Il governo ha tagliato di circa quattro miliardi i trasferimenti agli enti locali a fine duemilaventicinque. Una tendenza che impoverisce tutto il sistema pubblico. Se prima del PNRR si potevano ascrivere i tagli dentro una più complessiva scelta di politica economica, l’Austerità con questo governo ho l’impressione che ci sia una scelta precisa di restringimento delle funzioni di tutti i servizi pubblici. La decisione di non adeguare i contratti del pubblico impiego all’inflazione reale è lì a dimostrare che si vuole far diventare sconveniente lavorare per il sistema dei servizi pubblici. Se io cittadino non ho risposte adeguate da parte del servizio pubblico dalla sanità, alla scuola, al sistema universitario o, ad esempio, ho difficoltà ad accedere ai servizi dell’anagrafe considererò sempre di più il sistema pubblico inefficiente ed inutile. A lungo andare metterò in discussione la stessa efficacia di un sistema democratico che si fonda su un patto: io individuo partecipo alla vita del Paese attraverso il lavoro, il voto, la cittadinanza attiva e lo Stato mi protegge attraverso il sistema dei servizi pubblici. Se questo patto salta viene meno la democrazia sostanziale. Non è quello che sta già avvenendo in occidente?».

Lei è tra i più giovani segretari nella storia di questa Camera del Lavoro. Quasi metà dei nuovi contratti a Milano è a tempo determinato, l’occupazione under 35 resta molto sotto la media. I giovani che lavorano in questa città vedono nel sindacato un possibile alleato o qualcosa che appartiene a un altro mondo?
«Credo sia di un “altro mondo” che uno studente che si laurea al politecnico trovi un primo impiego in breve tempo a Milano ma con uno stipendio che è la metà di un suo collega che si trasferisce in un’altra città europea. I dati della nostra sindacalizzazione ci dicono che quando il sindacato lo conosci anche se sei giovane lo apprezzi e vieni a farne parte. Oggi le nuove generazioni hanno una forte consapevolezza che il destino è comune e non individuale dal lavoro al clima. Per questa ragione si apre una nuova stagione per la rappresentanza collettiva».