Milleproroghe, le priorità di D’Attis per offrire prospettive alle industrie: “Sostenibilità, riforme fiscali differite e stabilità operativa per imprese e sistema produttivo”

MAURO D'ATTIS POLITICO E COMMISSARIO REGIONALE FORZA ITALIA

Nel pieno di una stagione segnata da riforme fiscali rinviate, investimenti da mettere a terra e una macchina amministrativa chiamata a reggere carichi straordinari, il Milleproroghe torna a essere una cartina di tornasole del rapporto tra politica economica e gestione del tempo. Più che un esercizio formale, il decreto misura la capacità del sistema pubblico di evitare frizioni, distribuire gradualità e assorbire complessità senza scaricarne i costi su imprese e cittadini.

È su questo terreno che si colloca la lettura di Mauro D’Attis, relatore alla Camera, che rivendica una logica di continuità e di prudenza operativa: «Rinviare scadenze complesse», mantenere in vita strumenti già approvati e «non far decadere misure partite in ritardo», così da non interrompere concorsi, assunzioni, incentivi e procedure essenziali. Una scelta che punta a ridurre l’incertezza nel breve periodo e a dare ossigeno alla programmazione economica, mentre le riforme strutturali vengono accompagnate lungo una traiettoria più sostenibile.

Qual è l’impianto politico che caratterizza il provvedimento di quest’anno e quali priorità economiche si intende presidiare?
«Voglio premettere che il decreto Milleproroghe non ha quasi mai il profilo di un provvedimento economico o di spesa ma è uno strumento tecnico indispensabile per concedere proroghe e non far decadere misure che magari sono partite in ritardo perché un decreto ministeriale ha richiesto più tempo del previsto. Questo decreto garantisce la funzionalità della macchina amministrativa e offre sostegno ai settori economici, rinviando scadenze complesse e mantenendo misure di sostegno. Penso alla proroga delle facoltà assunzionali o alle graduatorie dei concorsi. E poi voglio citare una misura, magari minore, ma che ha un impatto. L’articolo 9 proroga il blocco degli aumenti delle multe per le infrazioni al codice della strada».

Dal punto di vista delle imprese, ci sono misure più rilevanti in termini di impatto su investimenti e programmazione industriale?
«Il Milleproroghe 2026 conferma la continuità con le politiche del Governo Meloni che hanno impatto trasversale e quindi anche sulla programmazione industriale perché interviene sulle famiglie e le imprese. Rinvia, ad esempio, al 2027 l’entrata in vigore di riforme fiscali, mantiene agevolazioni per le imprese come il Fondo di garanzia per le PMI, per il lavoro come gli incentivi alle assunzioni, per la sanità con lo scudo penale prorogato, per le famiglie con i CAS post-calamità e per le semplificazioni amministrative intervenendo sulle assemblee societarie e sull’aggiornamento catastale. Ci tengo a evidenziare che rispetto alla riforma fiscale introduce un differimento al 2027 di riforme su sanzioni, tributi minori, riscossione, giustizia tributaria e imposta di registro, alleggerendo la pressione nel breve termine».

E come si può intervenire per aumentare l’attrattività degli investimenti, soprattutto nel Mezzogiorno?
«È un tema che esula dal singolo provvedimento e va affrontato a trecentosessanta gradi. In questo senso sono importanti le numerose semplificazioni già attuate nella pubblica amministrazione dal ministro Zangrillo. Serve una giustizia più veloce, perché proprio la nostra giustizia è un fattore che spaventa soprattutto gli investitori stranieri. Anche la riforma complessiva del fisco aiuta in questa direzione. Poi ovviamente servono misure mirate e risorse, e in questo senso l’ultima legge di bilancio ha stanziato più di 6 miliardi per le imprese».

Sul lavoro, è stata eliminata la proroga degli incentivi occupazionali per la Zes unica. È un’occasione persa per il Sud?
«La legge di bilancio ha stanziato circa 5 miliardi per l’economia nella Zes unica. Novecento milioni sono destinati a incentivare le assunzioni e 4 miliardi a prorogare e rafforzare i crediti di imposta».

Guardando ai settori più esposti, quali effetti concreti si attende nel 2026 grazie alle proroghe introdotte?
«Sul fronte delle forze dell’ordine c’è una proroga importante che consente di utilizzare facoltà assunzionali previste per gli anni scorsi e non esercitate, evitando di perdere 1.657 unità aggiuntive. In tema di sicurezza è rilevante anche la proroga che consente di procedere più rapidamente alla realizzazione dei centri di identificazione e accoglienza. Penso poi alla proroga dei contratti Consip per la pubblica amministrazione in attesa delle nuove gare, fondamentale per non paralizzare gli acquisti, e alle numerose proroghe per le gestioni commissariali necessarie a fronteggiare emergenze non ancora esaurite».