Onore al merito. E gli azionisti applaudono. L’Assemblea straordinaria di Monte dei Paschi di Siena si è espressa all’unisono (99,89%) sul nuovo statuto che prevede anzitutto la rimozione del limite al numero dei mandati e spalanca così le porte alla riconferma del Presidente, Nicola Maione.
D’altronde i numeri parlano chiaro. Dalla data di insediamento del CdA a guida Maione – 20 aprile 2023 – il titolo in Borsa ha guadagnato il 300%, passando dai 2,7 euro ai 9 euro circa di ieri. Ogni azione di MPS oggi vale il triplo rispetto a meno di tre anni fa, poco più di mille giorni. Il nuovo statuto prevede anche la facoltà per il Consiglio di Amministrazione uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo. La maggioranza bulgara espressa dagli azionisti non include il Tesoro, che detiene una quota societaria dell’istituto senese pari al 4,8% e non ha partecipato alle votazioni. Una scelta questa che testimonia la volontà del governo di lasciare spazio al mercato, in una fase delicata per la governance della banca.
Intanto è proprio il mercato che ha premiato le scelte assembleari: il titolo continua a crescere e i principali azionisti danno dimostrazioni forti di insistere nel credere fermamente nella gestione e nella strategia. Lo dimostra la mossa del secondo azionista: il Gruppo Francesco Gaetano Caltagirone ha rafforzato ancora una volta la sua posizione, incrementando la quota dal 10,26% all’11,45%. Primo azionista resta Delfin S.A.R.L. (holding della famiglia Del Vecchio), che detiene il 17,533% del capitale. Il nuovo statuto di Piazza Salimbeni che disciplina la governance arriva dopo l’uscita dal regime di ricapitalizzazione precauzionale e l’acquisto di Mediobanca. L’Assemblea straordinaria, mercoledì scorso, si è tenuta da remoto, con la modalità del rappresentante designato. Oltre alla rimozione al limite dei mandati per le più alte cariche ha approvato l’innalzamento dei tetti dei bonus per gli amministratori, che prevede la facoltà per l’Assemblea Ordinaria di aumentare il rapporto tra componente variabile e fissa della remunerazione oltre il precedente limite di uno a uno.
Altra novità l’introduzione delle figure di uno o due vicepresidenti a cura del CdA, qualora non fossero espressi dall’Assemblea. Ridotte strategicamente al 5% le riserve sugli utili: una mossa che consentirà più generosità in termini di remunerazione della banca. Ora la palla passa di nuovo al board che deve accelerare nella definizione del piano industriale da presentare alla Bce entro marzo e contemporaneamente lavorare alla definizione della lista del nuovo CdA, senza il coinvolgimento dell’attuale Ceo Luigi Lovaglio, come disposto dal regolamento approvato a fine gennaio. Sarà comunque la Bce ad autorizzare formalmente l’entrata in vigore di tutte le modifiche statutarie approvate.
Il piano industriale potrebbe includere anche il delisting di Mediobanca e dare vita ad una fusione effettiva con Piazzetta Cuccia. Ipotesi che il mercato sembrerebbe gradire, a giudicare dal balzo del titolo Mediobanca in Borsa che da lunedì ha guadagnato circa il 7%. Con le decisioni prese di concerto, i soci MPS intendono rafforzare la governance, aumentare la flessibilità nelle nomine e nella gestione delle remunerazioni e favorire maggiore libertà sugli utili da distribuire. Fiduciosi che anche l’autorità di vigilanza premierà senza indugi il merito.
