Maurizio Marinella oggi veste a lutto: il decesso di Mariano Rubinacci ha colpito al cuore l’amministratore unico della Maison e Presidente del Settore Moda dell’Unione Industriali di Napoli.

Oggi è un giorno triste per Napoli e per la moda. È scomparso Mariano Rubinacci. Chi era per lei?
«Mariano è stato un maestro per tutti noi. Io, che sono leggermente più giovane, l’ho sempre guardato con grande emozione. Aveva un gusto strepitoso, faceva accoppiamenti di giacca, cravatta e fazzoletto da taschino che erano pura armonia. Era un uomo di eleganza naturale, mai ostentata».

Rubinacci e Marinella sono i due grandi nomi della moda napoletana. Che rapporto aveva con lui, al di là della concorrenza?
«Un rapporto di amicizia sincera. Non ci siamo mai vissuti come concorrenti, ma come amici. Ci sentivamo spesso, ci incontravamo volentieri, e c’era sempre grande rispetto».

Vi scambiavate consigli?
«Sì, assolutamente. Lui mi telefonava per avere un parere su alcune scelte, io lo chiamavo quando ero indeciso su qualche cliente o su una decisione importante. Ci davamo suggerimenti con grande spontaneità».

Condividevate anche l’amore per Londra. Che cosa vi univa in quel ponte Napoli–Londra?
«Mariano aprì prima di me a Londra, in Mount Street. Ogni volta che ci incontravamo, spesso sugli aerei, mi raccontava del suo negozio, dei personaggi che andavano da lui. Londra e Napoli sono sempre state legate da un filo invisibile. Un ping pong continuo di cultura, tessuti, gusto».

C’è un episodio che racconta la vostra amicizia?
«Quando gli proposero un negozio all’aeroporto di Napoli mi chiese un parere. Io gli dissi che era troppo un personaggio per stare in aeroporto, che doveva scegliere un luogo bello, rappresentativo. Poi aprì a Palazzo Cellammare e mi chiamò entusiasta. Andai a vedere quello spazio con alcuni collaboratori. Ricordo una giornata di sole e quel giardino straordinario dietro la sartoria. Gli dissi che era un angolo di paradiso».

Qual era, secondo lei, il segreto di Rubinacci?
«La sobrietà. Sapeva farsi notare senza apparire. Era elegantissimo anche con un cappotto di solaro, ma mai sopra le righe. Se non lo guardavi con attenzione poteva quasi passare inosservato, ma se lo osservavi era un’esplosione di gusto».

E il segreto di Marinella?
«In un momento come questo non parlerei di segreti. Parlerei di emozione. Siamo nati 112 anni fa in 20 metri quadrati a Napoli, con l’apertura alle 6 e mezza del mattino. È un rito che continua. Oggi abbiamo nove negozi nel mondo, da Tokyo a Londra, da Roma a Milano. Ma il cuore resta Napoli».

Napoli è davvero una capitale dell’eleganza maschile?
«Lo è sempre stata. Mio nonno mi diceva che nel 1914 gli uomini eleganti vestivano all’inglese e le donne eleganti alla francese. I tessuti erano inglesi, la manifattura italiana. Questo ponte tra Londra e Napoli è nel nostro DNA».

Non c’è mai stato un episodio di rivalità tra le due grandi Maison di Napoli, Marinella e Rubinacci?
«No, c’era stima. Mai un contrasto, mai una parola a doppio fine. Tante telefonate, tanti confronti, sempre con rispetto. Oggi lo voglio ricordare con l’affetto che mi ha sempre legato a lui».

Che futuro vede per le nuove generazioni della sartoria napoletana?
«Dobbiamo essere positivi e propositivi. Napoli ha un bagaglio di cultura, storia e tradizioni unico. L’artigianato è impegnativo, ma va rilanciato. C’è un ritorno al lavoro delle mani che mi rende fiducioso».

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.