Nasce l’Autorità doganale della Ue, Roma si candida per diventare sede. Giorgetti: “Investimento strategico”

Roma entra ufficialmente nella corsa per ospitare la sede della futura Autorità doganale dell’Unione europea (EUCA), proponendo non soltanto un edificio, ma un modello amministrativo e operativo costruito negli anni sul controllo dei flussi commerciali e sul contrasto alle frodi. La nuova European Union Customs Authority nasce dalla riforma doganale europea e avrà un compito centrale: gestire il Data Hub europeo, armonizzare le procedure e coordinare l’analisi dei rischi tra le amministrazioni nazionali. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, ridefinizione delle catene globali del valore e crescita esponenziale dell’e-commerce, la governance dei flussi di merci diventa una leva strutturale della sicurezza economica europea. Nel presentare la candidatura, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito l’EUCA un investimento strategico per la protezione delle frontiere e la competitività dell’Europa. Le dogane, ha spiegato, non sono più soltanto un presidio amministrativo tradizionale, ma uno strumento essenziale per garantire concorrenza leale, tutelare i consumatori e contrastare traffici illeciti, contraffazione e frodi. L’istituzione dell’Authority rappresenta, nelle parole del ministro, un passo decisivo verso un sistema europeo più moderno, integrato e resiliente.

La candidatura italiana si fonda sulle competenze maturate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, guidata da Roberto Alesse, e sul lavoro integrato con la Guardia di Finanza diretta dal comandante generale Andrea De Gennaro. «L’Italia porta con sé competenze consolidate e un’esperienza operativa di lungo periodo nel settore doganale», ha sottolineato Giorgetti, richiamando il know-how sviluppato nel contrasto ai traffi ci illeciti e nella sicurezza dei fl ussi di merci attraverso le frontiere. Alesse ha spiegato con maggiore dettaglio la portata della riforma: l’EUCA sarà «un’unica centrale dei rischi» capace di leggere in modo omogeneo i profi li di rischio su tutto il territorio europeo, completando di fatto il processo di integrazione doganale dell’Unione. Non solo coordinamento, dunque, ma una cabina di regia amministrativa in grado di monitorare l’intero commercio internazionale con criteri comuni. Secondo il direttore dell’Adm, l’Italia rappresenta «un polo di eccellenza doganale» che negli ultimi anni ha contribuito in modo significativo a rafforzare l’integrazione europea nel settore.

L’Agenzia, ha ricordato, è considerata all’avanguardia in Europa per innovazione e digitalizzazione delle procedure, con un utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale a supporto dei controlli. Un’evoluzione che punta a coniugare maggiore efficacia nella lotta alle frodi con semplificazione per il sistema economico. È su questo terreno tecnico che Roma rivendica una candidatura «autorevole», forte di un’amministrazione che ha già investito nell’integrazione dei dati, nell’analisi avanzata dei rischi e nell’attuazione del Codice doganale dell’Unione. La cooperazione operativa con la Guardia di Finanza rafforza ulteriormente la capacità di presidio, integrando dimensione amministrativa e investigativa. Accanto al profilo operativo, la proposta italiana include un elemento finanziario non secondario. L’edificio individuato nella Capitale sarà destinato esclusivamente alla nuova Autorità e, come ha evidenziato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i costi della struttura saranno interamente sostenuti dall’Italia, senza oneri per il bilancio europeo.

In una fase di vincoli stringenti sui conti comunitari, si tratta di un segnale politico che rafforza la competitività della candidatura. La decisione sulla sede sarà assunta non prima di un mese da Parlamento e Consiglio europei. La candidatura italiana si misura con una concorrenza ampia: oltre a Roma sono in lizza Liège in Belgio, Malaga in Spagna, Lille in Francia, Zagabria in Croazia, L’Aia nei Paesi Bassi, Varsavia in Polonia, Porto in Portogallo e Bucarest in Romania. Una competizione che riflette la rilevanza crescente dell’Authority nella nuova architettura economica dell’Unione. Il sindaco Roberto Gualtieri ha definito Roma la sede ideale per storia, ruolo internazionale e qualità della vita. Ma la partita si gioca soprattutto sul piano strategico. Ospitare l’EUCA significa partecipare direttamente alla definizione degli standard operativi e digitali che governeranno i flussi commerciali europei nei prossimi anni. E in un’Europa che lega sempre più sicurezza e competitività, la candidatura della Capitale ambisce a trasformare esperienza amministrativa e centralità logistica in un vantaggio strutturale.