Nel campo largo si naviga a vista con la paura che Conte mandi tutto a gambe all’aria, è la vittoria di don Abbondio (e di Meloni)

Sulla carta sembrava tutto perfetto. È qui la sfida, Elly contro Giorgia in quasi simultanea. In più, un ricco banchetto di nozze per festeggiare il ritorno a casa di Stefano Bonaccini e della sua compagine (da Eugenio Giani a Piero De Luca), la maggioranza in formato extralarge. Messaggio subliminale: altro che congresso, ci basta l’assemblea nazionale. Acclamazione e training autogeno: “La partita è apertissima”.

Poi irrompe la realtà: Giuseppe Conte, che il giorno prima, proprio dalla kermesse di Fratelli d’Italia, azzera il campo largo — “Non siamo alleati di nessuno” — e un manipolo di renitenti che rovina la festa allestita dalla segretaria Pd. Con Pina Picierno che dall’auditorium Antonianum chiama alla riscossa: “Ci hanno definiti sionisti, guerrafondai, riformisti da salotto, con un conformismo avvelenato”. Sottotitolo: ben venga il pluralismo annunciato da Elly Schlein, ma ci credo poco. Impietosa la senatrice Sandra Zampa: “L’unità si costruisce sul confronto trasparente in pubblico. Non è accettabile che la minoranza venga ridotta al silenzio”. Un quasi plebiscito che si sgonfia nei numeri: tra assenti, non votanti e astenuti (i 36 riformisti della minoranza), Schlein più Bonaccini hanno avuto il voto favorevole di 225 delegati su 600 aventi diritto.

Passata la domenica del confronto, ieri è tornata in scena la legge di bilancio, con una sorpresa. Riflettori puntati su Palazzo Madama, dove in tarda mattinata si è materializzato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il plenipotenziario di via XX Settembre voleva chiarire la querelle sorta dall’emendamento del capogruppo Malan sulle risorse auree di Bankitalia.Ho presentato una riformulazione a nome del Governo che chiude la questione”, ha annunciato Giorgetti. In pratica “le riserve auree appartengono al popolo italiano”. Poi è in arrivo un nuovo pacchetto di modifiche del Governo alla manovra riguardanti il settore delle imprese e del peso di 3,5 miliardi. E una riprogrammazione delle risorse per il Ponte sullo Stretto.

Un’altra tegola all’esecutivo dalla Bce: “Introdurre in modo ricorrente disposizioni ad hoc in materia fiscale aumenta ingiustificatamente l’incertezza politica riguardante il quadro fiscale”. Il riferimento è alle misure in materia di istituti di credito contenute all’interno della legge di bilancio. Risultato finale: un ulteriore slittamento. Il testo era atteso già ieri in Aula, ma i lavori in Commissione Bilancio si protrarranno. Intanto si preparano le barricate in Parlamento per domani, in vista delle comunicazioni della presidente del Consiglio per il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre prossimi. Stessa spiaggia, stesso mare: le opposizioni si presenteranno in ordine sparso, con cinque risoluzioni diverse. Al momento non sono previsti neanche incontri di conciliazione, troppo diverse le posizioni di partenza.

Il primo punto all’ordine del giorno della riunione Ue è infatti l’Ucraina, tema sul quale le distanze nel campo largo restano piuttosto marcate. Soprattutto dopo l’ultimo affondo di Giuseppe Conte: “Lasciamo fare a Trump”. Con il Pd diviso: da una parte la segretaria, che non è mai stata a Kiev, dall’altra i riformisti schierati a difesa del Paese aggredito. Morale: il compromesso nella futuribile coalizione di sinistra è scomparso dai radar. In pratica si naviga a vista, con la paura che l’avvocato di Volturara Appula mandi tutto a gambe all’aria.
La vittoria di don Abbondio:Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”.