Esercito al lavoro in prima linea
Niscemi, Bonelli trasforma il dramma in uno show. Il leader di Avs chiede di togliere 4 miliardi di euro dal Ponte sullo Stretto
Difesa in campo. Crosetto: “Mezzi e personale per portare aiuto e assistenza”
La frana che ha colpito Niscemi, causando lo sfollamento di oltre 1.500 persone e danni ingenti, è diventata terreno di scontro politico, con Angelo Bonelli (Avs) in prima fila. Mentre esercito e forze dell’ordine lavorano sul campo, il deputato sceglie di attaccare il governo e di proporre il dirottamento dei miliardi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina, trasformando una tragedia in uno show mediatico. Il ministro Guido Crosetto ha confermato l’impegno operativo della Difesa: «La Difesa è vicina alla comunità, proteggendola e sostenendola. Massima disponibilità all’impiego di mezzi e personale militare per portare aiuto e assistenza». L’Esercito ripristina viabilità e collegamenti, mentre i Carabinieri garantiscono sicurezza e assistenza alle famiglie. Un approccio concreto, lontano dalle polemiche.
Sul fronte politico, De Poli (Udc) definisce il dibattito sul dirottamento dei fondi «populismo» strumentale delle opposizioni, invitando tutti alla responsabilità. «La politica seria, tutta, assuma un atteggiamento di responsabilità – ha detto – dobbiamo stare a fianco delle popolazioni colpite con fatti concreti e risorse adeguate». Al contrario, Bonelli attacca Musumeci accusandolo di «inadeguatezza e omissione», e propone di destinare 4 miliardi dei fondi del Ponte al ristoro dei danni in Sicilia, Calabria e Sardegna. Una proposta più ideologica che concreta, lanciata come una provocazione politica in un momento di emergenza reale. La sua retorica ignora gli interventi già in corso sul campo e strumentalizza la tragedia per fini propagandistici. La polemica è accompagnata dalle accuse di Nicita (Pd), secondo cui il governo «abbandona la Sicilia e il Sud», sottraendo 1,2 miliardi di fondi di coesione destinati a interventi di sicurezza idrogeologica, e dalle critiche di Faraone (Iv), che definisce la frana una «sciagura annunciata» e accusa Musumeci di «inerzia elevata a sistema», chiedendo le dimissioni del ministro.
Mentre il dibattito politico infuria, l’azione sul campo resta concreta: Esercito e Carabinieri lavorano senza clamore. Sullo sfondo, De Poli fa un appello alla responsabilità; Nicita e Faraone polemizzano contro l’inadeguatezza del governo. Bonelli emerge come l’unico a trasformare l’emergenza in spettacolo mediatico, lanciando accuse generiche e strumentali e proponendo dirottamenti miliardari che, secondo esperti, sarebbero di fatto impraticabili e dannosi per la gestione concreta della crisi. La frana di Niscemi, così, non è solo un episodio di dissesto idrogeologico, ma anche un banco di prova politico. Da un lato ci sono chi interviene davvero, chi lavora sul campo con competenza e concretezza, chi mette le persone al centro dell’azione. Dall’altro lato c’è chi sceglie il palcoscenico mediatico, trasformando un dramma in occasione per accuse roboanti e slogan ideologici.
Bonelli, con le sue dichiarazioni e la proposta dirottista sui fondi del Ponte, dimostra quanto possa essere facile confondere visibilità con sostanza, strumentalizzare la tragedia altrui e far passare il proprio protagonismo per impegno civico. Alla fine, mentre i cittadini continuano a fare i conti con case distrutte, strade interrotte e frane attive, l’unica cosa certa è che la politica di Bonelli resta lontana dalla realtà: una polemica sterile che non costruisce nulla, non aiuta nessuno e rischia solo di complicare ulteriormente la gestione dell’emergenza.
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