Nel dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia si ripete una frase che suona come una sentenza: “La magistratura è quasi tutta per il No”. È una scorciatoia comoda, perché chiude la discussione con un argomento d’autorità. Se “la magistratura” sta da una parte, allora l’altra parte sarebbe necessariamente in errore. Ma in realtà è falso e scorretto perché cancella un dato rilevantissimo nel dibattito referendario: esistono tanti magistrate e magistrati che voteranno Sì.
A quella frase rispondiamo che non esiste una “magistratura” unica che pensi e parli con una sola voce. Esistono persone, uffici, esperienze, sensibilità giuridiche diverse. Siamo magistrati, in servizio e in quiescenza, giudicanti e requirenti, che hanno ricoperto incarichi di responsabilità e ruoli apicali, a dimostrazione che questa posizione non è una posizione eccentrica ma una scelta ragionata, maturata dentro la storia concreta della giurisdizione. Ma quel che fa male è che questa parte dei magistrati del Sì viene spesso trattata come un dettaglio irrilevante, insignificante, quasi paradossale.
Non ci si limita a contestare l’idea, apertamente o per allusioni, si scredita chi la sostiene, come se bastasse pronunciare “Sì” per perdere, di colpo, credibilità professionale e dignità istituzionale. È denigrazione, non dialettica. In questa deriva discorsiva, il passaggio più grave è quando la Carta costituzionale viene sbandierata “a mo’ di coccarda” per costruire uno spartiacque morale: da una parte i magistrati che “difendono” la Costituzione, dall’altra quelli che non la difendono, quelli del Sì.
La Costituzione deve essere, invece, la casa comune entro cui si discute, si argomenta e si decide. E non appartiene a una corrente, a un’associazione o a un fronte referendario. La fedeltà alla Carta si misura con la serietà degli argomenti e con il rispetto di chi dissente, dentro e fuori la magistratura. Si può essere fedeli alla Costituzione anche votando No, questo nessuno lo mette in dubbio. Ma si può essere altrettanto fedeli alla Costituzione sostenendo il Sì. Per noi del Sì, fedeltà alla Costituzione significa interpretare quali assetti possano renderla più effettiva nei suoi principi di equilibrio, garanzie, responsabilità, credibilità delle istituzioni.
La giustizia italiana ha un problema di credibilità e la risposta non può essere l’immobilismo in nome di suggestioni ideologiche. Difendere la Costituzione è fare in modo che le garanzie siano effettive e che le istituzioni siano all’altezza della fi ducia dei cittadini. Il Sì, è una scelta di merito basata su argomentazioni giuridiche. E nel merito voteremo Sì per tre fondamentali ragioni. La prima, per rafforzare la terzietà del giudice, anche nella percezione dei cittadini e per restituirgli la centralità che ha nel processo.
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri mira a ridurre commistioni e ambiguità che, negli anni, hanno alimentato sospetti e sfi ducia. È una garanzia in più per chi entra in un’aula di giustizia, perché il giudice deve essere – ed essere visto – come arbitro, tra accusa e difesa. La seconda, per ridurre il peso delle appartenenze organizzate nell’autogoverno. Due Consigli e meccanismi di selezione che spezzino la logica dei pacchetti di voto possono limitare la forza delle correnti, restituendo credibilità a nomine e progressioni. Non si tratta di demonizzare nessuno, si tratta di cambiare regole che, così come sono, hanno prodotto troppe volte opacità, contrapposizioni identitarie e sfi ducia collettiva. La terza, per rendere più credibile e garantista la giurisdizione disciplinare.
Chi valuta non giudica, perché in un assetto democratico, l’autogoverno non può coincidere con l’auto-giurisdizione. Nessun altro potere agisce in nome del popolo ed è perciò necessario che il giudizio nei confronti del magistrato sia pubblico e che la relativa decisione sia essa stessa presa in nome del popolo. Ecco perché il Sì non è un voto “contro” la magistratura, è un voto per una magistratura più forte, più trasparente, più credibile. Ecco perché, stamattina alle 10, saremo in tanti a palazzo Wedekind per dare ai cittadini una voce per spiegare, con responsabilità e chiarezza, le ragioni del Sì. Saremo lì – come magistrati – per confrontarci, rispondere alle domande e riportare la scelta sui contenuti, non sui pregiudizi.
