Legame indissolubile
Non c’è Europa senza Stati Uniti, decisiva la Nato: “esercito comune” e “difesa comune” sono slogan irrealizzabili
Come da tradizione ha ripreso vigore dopo un breve raffreddamento il dibattito sul futuro dei rapporti strategici e militari tra Stati Uniti e Europa, sempre che si possa utilizzare il termine Europa per sintetizzare qualcosa di concreto. Oggi come non mai al pensiero deve seguire l’azione, alla teoria la sua immediata concretizzazione strategica. Eppure non di rado s’odono all’orizzonte i segni tangibili di un dibattito che alla luce di quanto accaduto a Davos risulterebbe stantio. Perché in fondo come ribadito da Mark Rutte la Nato sta raggiungendo i suoi obiettivi e lo fa anche grazie a Donald Trump, inviso agli europeisti che vagheggiano sogni destinati a morire all’alba.
Parole come “esercito europeo” e “difesa comune” sono oramai degli slogan che hanno da tempo mostrato la loro irrealizzabilità. I fattori sono diversi e trovano origine in quella storia che è l’identità dei “popoli” europei, una pluralità che non è destinata a riassorbirsi in un singolare. Tante le barriere che ci separano, da quella linguistica a quella identitaria, senza dimenticare le vecchie rivalità che non sono mai state del tutto sopite. Certo non ci sono dubbi che forme importanti di collaborazione bilaterali (come tuttora avviene) o trilaterali possano essere costruite e incrementate, ma pur sempre marcando differenze e appartenenze nazionali. Un esercito non può giurare fedeltà a due bandiere, basterebbe questo per chiudere la questione. Non deve essere sottovalutato neppure che oggi chi spinge verso architetture comunitarie appartiene o storicamente a mondi che non hanno mai avuto particolare simpatia per gli Stati Uniti oppure fa oggi prevalere un dato ideologicamente viziato e lontano dalle esigenze militari.
Come dichiarato dall’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone al Corriere della Sera “la Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare sé stessa”. La Nato appunto qualcosa di concreto, di rodato, di necessario. Il caso della Groenlandia ha risvegliato le coscienze europee sull’importanza dell’Artico e sulle mire dei competitor occidentali. Di più le pressioni di Washington hanno portato le nazioni europee alleate ad impegnarsi concretamente sul terreno della difesa. Dovremo pur ammettere che non era sostenibile che gli americani pagassero la nostra sicurezza? Gli stati europei devono aumentare lo sviluppo autonomo di tecnologie militari e aumentare la sinergia e la condivisione di tecnologie come avvenuto tra Italia e Germania con il Lynx, il nuovo veicolo da combattimento per la fanteria. Nato appunto dall’accordo di cooperazione tra Leonardo e Rheinmetall. Senza dimenticare gli apporti e i benefici che gli investimenti in difesa apportano all’intero sistema paese sul piano dello sviluppo scientifico e tecnologico e occupazionale.
Ma sul piano internazionale non è questo il tempo delle sperimentazioni o dell’inseguire chimere, ma del rafforzare la Nato e l’impegno in esso. Come rimarcato dallo stesso Ammiraglio Cavo Dragone: “I militari americani rimangono fondamentali”. Il legame tra Europa e Stati Uniti è indissolubile, soprattutto alla luce delle sfide globali che ci attendono.
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