Nordio, il Csm “meccanismo para mafioso” e la soluzione alle fake news: “Parole dette da Nino Di Matteo, ne ho altre anche peggiori”

CARLO NORDIO, MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Correnti Csm paragonate a un “meccanismo para mafioso”. Il ministro della giustizia Carlo Nordio spiega che le sue parole, rilasciate in una intervista al Mattino di Padova, sono state dette nel 2019 dall’ex pm antimafia di Palermo Nino Di Matteo “quando presentò la sua candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura. La precisazione arriva dopo le polemiche arrivate dal fronte del “No” al Referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026. Raggiunto telefonicamente dal Corriere della Sera, il Guardasigilli rilancia: “Ne ho altre. Anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una. Possiamo andare avanti fino al referendum”.

“Non è mica mio quel giudizio. Fossi matto. Io in questi casi ormai cito gli altri. Perché io non sono nessuno. Queste parole le aveva detto Nino Di Matteo, nel 2019, a un quotidiano”, ha aggiunto Nordio. “L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso“, aveva detto in quell’intervista Di Matteo.

Il ministro, in una nota, si dice poi “sconcertato” per le reazioni “di una sinistra che in questa campagna referendaria sta facendo scorrettezze uniche”. Il riferimento è a quei cartelli che invitano a votare “No” per non avere giudici controllati dal governo. “Neanche i pm sotto l’esecutivo, ipotesi che non è mai esistita — dice —. Ma addirittura i giudici sotto l’esecutivo: cose da far rizzare i capelli”.

Per Nordio la soluzione alle fake news “dei sostenitori del no” è nel rilanciare le dichiarazioni fatte in passato da quegli stessi magistrati che ora sono contrari alla riforma della giustizia: “Siccome ho una memoria di ferro me le sono ricordate tutte. Le sto andando a riprendere e ne ho fatto una raccolta. E loro non si rendono conto che io sto semplicemente citando le loro parole”.

Sulla vicenda è intervenuto nuovamente anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, al centro di altre polemiche nei giorni scorsi per aver sostenuto che a votare “Si” alla riforma saranno “massoni deviati, imputati e indagati“. In una intervista a Repubblica, il pm Antimafia definisce così l’uscita di Nordio: “Per me, queste parole non si commentano per nulla. O si commentano da sole. In ogni modo, inaccettabili”. Sulle sue invece di dichiarazioni sui “massoni e mafiosi” Gratteri prova a giustificarsi: “Io ho chiarito subito. E ho specificato il contesto: si trattava di un frammento estrapolato, di pochi secondi, da un ampio dialogo. Un ragionamento inserito nell’ambito delle attività di contrasto alle zone grigie e al crimine organizzato. Chi ha seguito tutto non credo sia stato colto da dubbi. Esprimendo la mia opinione in un paese democratico dove c’è la libertà di pensiero, ho detto che voteranno “Sì” certamente le persone a cui il sistema, voluto dalla riforma, conviene”.

La replica di Di Matteo

“A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino”. Lo afferma il magistrato Nino Di Matteo dopo le parole di Nordio.