Nuova legge elettorale, meno peso ai collegi uninominali, più forza alle coalizioni con premio maggioranza

LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

La legge elettorale s’ha da cambiare. Sono tante le ipotesi sul tavolo del centrodestra, ma tutte sembrano andare in un’unica direzione: meno peso ai collegi uninominali, più forza alle coalizioni grazie a un premio di maggioranza. In questo modo, chi vincerà le politiche potrà governare tranquillamente per cinque anni evitando il caos totale in Parlamento.

Circolano già le prime bozze. Dare grande rilievo ai collegi plurinominali proporzionali e riconoscere un premio di maggioranza all’alleanza che arriva prima, ma solo se supera il 40-42%. Altri propongono una sorta di «bonus a scaglioni»: 12%, 13% o 15% dei seggi se si oltrepassa il 42%, il 43% o il 45%. Bisognerà intervenire anche sulle soglie di sbarramento. E qui si apre il bivio: avvantaggiare i piccoli partiti nelle coalizioni o allentare la morsa per favorire le forze che non vogliono aderire ai principali schieramenti? Fratelli d’Italia certamente vorrà evitare che la frammentazione renda di fatto nullo il premio di maggioranza.

Infine c’è il tema forse più spinoso: mantenere i listini bloccati o introdurre le preferenze? Nel primo caso, i leader eserciterebbero un controllo strettissimo sulle candidature; nel secondo, invece, gli elettori avrebbero più potere nel decidere chi entra in Parlamento. Il cantiere è appena partito, il lavoro sarà gravoso, ma bisognerà fare in fretta: il 2027 è alle porte.