Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Le materie Stem sono il motore nascosto, ma potentissimo, del mondo in cui viviamo. Sono quelle che trasformano un’idea in un’app, un problema in una soluzione concreta, una scoperta in un’innovazione che cambia la vita di tutti. Le Stem sono anche una delle più grandi opportunità di crescita e autonomia per le donne. Scegliere un percorso tecnico-scientifico, per le ragazze, oggi significa rompere stereotipi e contribuire a ridurre il divario di genere. Ne parliamo con Marta Schifone, capogruppo Commissione Lavoro alla Camera per Fratelli d’Italia e responsabile nazionale del dipartimento Professioni.

Le donne scelgono meno le materie tecnico-scientifiche. È per una questione di pregiudizio?

«In questo caso, si tratta di ribaltare un paradigma, ovvero quello per cui le donne non siano portate per queste discipline. Ancora sopravvive questo pregiudizio, che incredibilmente colpisce le donne sin da bambine, alle quali viene spesso fatto passare un messaggio distorto. Bisogna fare orientamento, illustrare alle ragazze le immense possibilità che offrono le materie Stem e invertire questa tendenza. I dati attuali sono allarmanti: in Italia le donne laureate in queste discipline sono infatti solo il 15%. Eppure, in generale, sono più le donne laureate rispetto agli uomini».

E infatti le Stem non sono appannaggio dei soli uomini. Concretamente, per l’occupazione, quale può essere l’impatto se si abbatte finalmente questo stereotipo?

«Avere una maggiore partecipazione femminile garantirebbe una più ampia presenza delle donne anche nel mondo della ricerca, combattendo l’odioso effetto Matilda: il mancato riconoscimento delle donne nella scienza che ha portato ad attribuire nella storia il risultato scientifico ottenuto da una studiosa al suo collega maschio, portando all’invisibilità delle scienziate nel tempo e a un fenomeno di cancel culture tutto in salsa femminile».

La legge di Fratelli d’Italia, che prevede l’istituzione della Settimana nazionale delle materie Stem, è un passo in avanti…
«Sette giorni dedicati allo sviluppo di queste discipline, in programma dal 4 all’11 febbraio di ogni anno. Una data, quest’ultima, non casuale, visto che si tratta della Giornata nazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Ogni anno, quindi, per sette giorni in Italia ci sarà un tempo dedicato alla scienza e alla tecnologia. Un momento per comunicare e fare rete con quelli che io chiamo “agenti del cambiamento”, ovvero le scuole, le università, le famiglie, le aziende, coloro che davvero possono incidere e lanciare messaggi culturali ai nostri giovani. Un momento per avvicinare le nuove generazioni a queste discipline, che sono le professioni del futuro, con un occhio particolare verso le bambine e le ragazze».

Il rafforzamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro è una questione di giustizia, ma anche un tema di sostenibilità. Come si coniugano i due aspetti?
«È un tema squisitamente economico, e ci sono tre pezzi che insieme si tengono: la natalità, la conciliazione vita-lavoro e naturalmente l’occupazione femminile. Non ci siamo mai nascosti, abbiamo sempre affermato che per noi una società giusta è una società che rende le donne libere; libere nelle loro scelte, a differenza di qualche cattivo maestro che negli anni precedenti ha provato a far passare una narrazione diversa, secondo cui avere un figlio significasse una compromissione, una compressione della propria libertà. Noi diciamo alle donne che devono sentirsi libere, che non devono mai sentirsi messe di fronte a una scelta o peggio a una rinuncia, ma che possono avere il massimo della carriera, potendo avere contestualmente la grande gioia della maternità. Su questo principio di libertà abbiamo costruito tutto il nostro orizzonte: l’orizzonte permanente delle politiche del lavoro e dell’occupazione femminile del governo Meloni, mettendo in campo una serie di interventi legislativi ad hoc».

Quali provvedimenti della manovra rivendica?

«Se si considera solo l’ultima Legge di Bilancio, abbiamo previsto l’integrazione del reddito per le lavoratrici madri con due o più figli, la revisione dell’Isee per facilitare l’accesso alle prestazioni agevolate, l’esonero contributivo per le aziende che assumono madri di tre o più figli, la priorità nella trasformazione contrattuale da tempo pieno a tempo parziale, il rafforzamento dei congedi parentali e il finanziamento permanente dei centri estivi».