Pace per Gaza, USA ed Israele mettono Bruxelles fuori dai giochi. E Dubravka Šuica passa inosservata

European Union Commissioner for the Mediterranean Dubravka Suica addresses the United Nations General Assembly, Monday, July 28, 2025. (AP Photo/Richard Drew) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

La Commissione Ue bussa alla porta del consiglio di pace per Gaza, ma nessuno le risponde. È passata sotto silenzio la richiesta della commissaria europea con delega al Mediterraneo, Dubravka Šuica, di aver un ruolo attivo nel piano di Trump. Né gli Stati UnitiIsraele hanno mai pensato di coinvolgere Bruxelles.

Sorprende però che la stessa indifferenza giunga dall’Autorità palestinese, di cui l’Ue è il principale donatore. Appena sei mesi fa, è stato varato un pacchetto di aiuti da 1,6 miliardi di euro a sostegno di progetti in Cisgiordania, Gerusalemme e nella Striscia di Gaza. Proprio oggi è in agenda, nella capitale belga, la prima riunione del “Palestine donor group”. L’incontro sarà co-presieduto da Šuica e il primo ministro dell’Anp, Mohammad Mustafa. Alla luce di questo e, più in generale, degli equilibrismi tenuti dall’Europa durante la guerra a Gaza, è comprensibile che né Trump né Netanyahu abbiano avuto l’istinto di coinvolgere Ursula von der Leyen. Il pathos del presidente Usa verso l’Unione è noto. Tant’è che ha preferito chiamare i leader dei singoli Stati membri, tra cui Giorgia Meloni, facendo certamente bene. Il peacekeeping e la cooperazione italiani sono due modelli giustamente replicabili nella Striscia.

D’altra parte, viene da chiedersi se ci sia qualcuno a Bruxelles che si domandi come poter risolvere questo continuo restare fuori dai giochi. Una condanna in panchina simile a quella nella gestione del conflitto russo-ucraino. Il fatto è che il Mediterraneo è la sola area geografica per la quale Ursula von der Leyen, nel formare la sua seconda commissione, ha stabilito una delega ad hoc. Nemmeno l’Europa orientale, così esposta alla minaccia russa, ha ricevuto questa attenzione. Un anno fa, la nomina della croata Šuica a quest’incarico creato dal nulla aveva fatto pensare – ad alcuni augurare – che finalmente a Bruxelles ci si fosse accorti del peso politico, economico e di sicurezza del Mediterraneo. Gli analisti più raffinati parlerebbero di profondità strategica, associata a una visione ideologica. Ovvero dell’Europa erede della Grecia classica e dell’impero romano e con le sue radici giudaico-cristiana. Insomma, il Mediterraneo visto come sintesi tra la storia che ha portato alla nascita dell’Occidente e gli attuali interessi più pragmatici. In termini di tratte commerciali e di flussi migratori. Per inciso, Suez dista da Gaza appena 160 chilometri.

Di tutto questo non si è più parlato e tanto meno del processo di allargamento che coinvolge, tra candidati ufficiali e potenziali, dieci Paesi (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia, Turchia e Ucraina), di cui sette hanno un diretto coinvolgimento nelle politiche mediterranee. Dubravka Šuica resta una figura che in pratica nessuno conosce. Che appare poco sui giornali. E quando lo fa non ha alcun impatto. Negli anni, le dichiarazioni e le risorse indirizzate a sostegno di Ramallah, hanno assegnato all’Ue un ruolo di parte. Questo però non recide le inevitabili relazioni con Israele. Al punto che se è vero che quest’ultimo è l’avamposto dell’Occidente nel cuore della Mezzaluna fertile, è altrettanto naturale che da Gerusalemme, Tel Aviv e Haifa si guardi alla nostra Europa come approdo più prossimo nei legami imprenditoriali e culturali. Di ogni dimensione e natura. Ci sarà pur un motivo, infatti, e non solo di interessi Tv, se le squadre israeliane giocano nelle manifestazioni sportive europee. È un peccato quindi che l’Europa non abbia voce in capitolo a Gaza. Trascurata? Non c’è dubbio. Ma quanto ha fatto Bruxelles per evitarlo?