Pagamenti in contanti: l’assist al grande nero e al riciclaggio. Un bollo di 500 euro per spenderne fino a 10.000

Nel cantiere della Legge di Bilancio 2026 riemerge un tema classico della fiscalità italiana: l’uso del denaro contante. La proposta in discussione non interviene formalmente sul limite vigente di 5.000 euro, ma introduce un meccanismo alternativo che consente pagamenti fino a 10.000 euro a fronte del versamento di un bollo fisso di 500 euro.
È una soluzione indiretta, che evita di modificare la soglia per legge ma ne amplia l’effetto pratico. Una tecnica normativa non nuova, che solleva però interrogativi di metodo e di merito.

Libertà di pagamento e controllo pubblico

Il dibattito riflette una tensione mai risolta tra due esigenze entrambe legittime: da un lato la tracciabilità, strumento essenziale per contrastare evasione e riciclaggio; dall’altro la libertà di scelta dei cittadini nell’uso del proprio denaro. L’attuale maggioranza ha progressivamente spostato l’asse verso un uso meno restrittivo del contante, rivendicando un approccio meno paternalistico. Resta però aperta la domanda centrale: fino a che punto questa scelta è compatibile con un sistema fiscale che soffre ancora di gravi deficit di compliance?

Il contesto europeo come cornice obbligata

La proposta italiana non può essere letta in isolamento. L’Unione europea ha approvato un nuovo pacchetto antiriciclaggio che introduce, per tutti gli Stati membri, un tetto massimo di 10.000 euro ai pagamenti in contanti, insieme alla nascita dell’Autorità europea antiriciclaggio (AMLA). In questo senso, l’innalzamento “di fatto” della soglia italiana si colloca entro il perimetro europeo. Ma l’armonizzazione UE non impone un’imposta sul contante: questa resta una scelta nazionale, e come tale va valutata in termini di coerenza e proporzionalità.

Un’imposta fissa dai profili critici

Il cuore del problema è proprio la natura piatta del bollo. Cinquecento euro rappresentano un onere molto diverso a seconda dell’importo pagato: estremamente gravoso poco sopra i 5.000 euro, quasi trascurabile vicino ai 10.000. Questo disallineamento rischia di produrre distorsioni e di penalizzare alcune categorie più di altre, senza un chiaro vantaggio in termini di gettito o di contrasto all’evasione. In assenza di un sistema di controlli realmente integrato e tempestivo, la misura rischia di restare simbolica, più che efficace.

Cittadini e imprese davanti a una scelta

Per famiglie e imprese l’effetto sarebbe duplice. Da un lato, più opzioni di pagamento e maggiore flessibilità; dall’altro, un costo aggiuntivo che impone una valutazione economica preventiva. È probabile che molti continuino a preferire strumenti tracciabili, non per obbligo ma per convenienza. Da una prospettiva liberale, riformista ed europeista, il punto non è difendere o demonizzare il contante, ma costruire regole semplici, neutrali e coerenti con gli obiettivi pubblici. Se si vuole rafforzare la legalità, servono incentivi intelligenti e amministrazioni capaci, non scorciatoie fiscali. La sfida resta quella di sempre: conciliare libertà economica e interesse collettivo senza trasformare una soglia monetaria in una bandiera ideologica.