L'€conomista
Parità di genere, cresce la presenza femminile nei vertici ma la sfida passa dalle PMI: diversità e inclusione rappresentano leve industriali
La leadership resta ferma al 35,7%. Essenziali certificazioni e valori prestazionali contro il rischio di pink-washing
Negli ultimi anni, la diversità e inclusione (D&I) ha smesso di essere una semplice voce del marketing, trasformandosi in un asset di aziende anche non dell’ampiezza di Lamborghini o Barilla. Oggi, molte piccole e medie imprese italiane stanno abbracciando politiche di empowerment femminile con concretezza. Tra le aziende più grandi che si sono distinte in questo ambito troviamo anche realtà come Generali Assicurazioni e Amplifon, che hanno implementato misure significative per promuovere la parità di genere.
Un caso emblematico è quello delle medio-piccole. Un dato interessante è che solo il 4,2% delle aziende italiane di dimensioni medie non ha donne in ruoli dirigenziali, rispetto all’8,6% registrato nel 2024. Sebbene questo dimezzamento rappresenti un progresso, resta evidente una disparità significativa: attualmente, le donne in posizioni di leadership in Italia rappresentano solo il 35,7% del totale, in linea con una media del 35% nell’Eurozona e del 34% a livello globale. Esempi medio piccoli sono Flowerista, guidata da Sara Malaguti, Arno Manetti Ascensori, guidata da Francesca Manetti, o ancora nel campo dell’istruzione e formazione, il Polo Veronesi di Rovereto, la cui direttrice, Laura Scalfi, sottolinea l’importanza di queste politiche, affermando: “La nostra missione va oltre la semplice certificazione di genere; vogliamo costruire un ambiente in cui ogni donna possa esprimere il proprio potenziale e contribuire attivamente al nostro successo.” Nel caso del Polo Veronesi la certificazione della parità di genere non ha rappresentato solo un traguardo, ma un punto di partenza per cambiare la cultura aziendale. Le piccole e medie imprese come il Veronesi stanno utilizzando la contrattazione integrativa come strumento fondamentale per tradurre le buone intenzioni in fatti.
L’adozione della prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022 che definisce linee guida e indicatori prestazionali (KPI) per un sistema di gestione per la parità di genere nelle organizzazioni costringe le aziende a misurare e analizzare dati reali su retribuzioni, opportunità di carriera e tutela della genitorialità. Questo approccio è essenziale per evitare il rischio di pink-washing, garantendo che gli impegni presi siano effettivamente trasformati in pratica.
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