Non chiamatelo rimpasto. Non ancora. La parola resta impronunciabile nei corridoi di Palazzo Chigi, dove la linea ufficiale è quella ribadita da Giorgia Meloni: governo stabile, nessun terremoto, avanti fino a fine legislatura. Oggi la parola che circola, sottotraccia ma neppure troppo, è un’altra: ritocco. In queste ore, a Roma, sono in molti a sentirsi appesi a un filo. I nomi girano. Sussurrati, mai ufficializzati. Ma bastano a restituire il clima. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, è sotto pressione da settimane: dossier industriali complicati, crisi aziendali che si accumulano, risultati che tardano. Francesco Lollobrigida, titolare dell’Agricoltura e uomo forte di Fratelli d’Italia, è politicamente blindato, certo. Ma anche lui è finito nel tritacarne mediatico più volte, e il suo dicastero resta esposto a tensioni europee e interne. Non sono soli.

Piantedosi, Claudia Conte e il “gossip di Stato”

Il punto non è la colpa individuale. È il contesto. Un governo sottoposto a una pressione crescente: referendum appena archiviato, fibrillazioni nella maggioranza, opposizioni che provano a capitalizzare, e una macchina amministrativa che fatica a tenere il ritmo delle aspettative. In questo quadro, non serviva certo l’ultimo caso, quello che a Roma chiamano già “gossip di Stato”, ma che in realtà ha un peso politico tutt’altro che irrilevante. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, sarebbe legato sentimentalmente – lo ha dichiarato lei stessa – alla giornalista Rai Claudia Conte. Nulla di illegale, ovviamente. Ma politicamente sensibile, sì. Perché Piantedosi è sposato, ha figli, e soprattutto guida il Viminale in una fase delicatissima, tra gestione dei flussi migratori e ordine pubblico.

Salvini e il sogno Viminale

Il parallelo, inevitabile nei palazzi, è con il caso che ha travolto Gennaro Sangiuliano e la vicenda Boccia. Non è la stessa storia. Ma il crinale è quello: vita privata che diventa fatto politico. La poltrona del Viminale balla? Se anche solo si muove, c’è già chi si prepara a occuparla. Matteo Salvini lo ha ripetuto due volte negli ultimi mesi. Il leader della Lega ha già guidato il Ministero dell’Interno, conosce il dossier immigrazione come pochi, e sa che tornare lì significherebbe rilanciarsi politicamente. Non solo: significherebbe riprendersi il centro della scena. Salvini è pronto.

Il ritorno di Zaia?

Il possibile ritocco ha una caratteristica: apre una catena. Sposti una pedina, e tutte le altre si muovono. E qui entra in gioco la Lega, che sente il bisogno di un rilancio. Non è un caso che Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture, abbia evocato apertamente il nome di Luca Zaia. Il governatore del Veneto, ha detto Rixi, è «un grande valore aggiunto» e potrebbe esserlo «anche in vista di un eventuale rimpasto». Parole pesate. Non improvvisate. Zaia è uno dei politici più popolari d’Italia, forte di risultati amministrativi solidi e di un radicamento territoriale che pochi possono vantare. Portarlo a Roma significherebbe rafforzare la Lega. Ma anche riequilibrare la maggioranza. E qui sta il nodo politico. Perché Fratelli d’Italia non ha alcuna intenzione di aprire varchi. Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera, lo dice chiaramente: nessun rimpasto, nessuna elezione anticipata. Le dimissioni che ci sono state – da Santanchè a Delmastro, passando per Bartolozzi – sarebbero «vicende individuali», non segnali politici. Ma i tempi rimangono burrascosi. Prendiamo il caso dello sport.

La débâcle calcistica dell’Italia contro la Bosnia ha generato una reazione politica sproporzionata ma indicativa. Galeazzo Bignami, nella notte, ha chiesto dimissioni a raffica nel sistema sportivo. E Andrea Abodi, ministro per lo Sport, ha iniziato a sentire il vento cambiare. Non è sotto attacco diretto. Ma il clima è quello. E basta spostare una tessera del domino perché venga giù tutto. A meno di sostituzioni abilmente concertate. Magari una figura forte come Zaia. Forse un riequilibrio tra alleati. Certo, se Salvini prendesse il posto di Piantedosi, Lollobrigida potrebbe spostarsi al ministero dei Trasporti e a quel punto Zaia potrebbe tornare al governo, come titolare dell’Agricoltura. Dove ha lasciato un buonissimo ricordo e da dove può ripartire la sua carriera di leader nazionale.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.