Un popolo di commentatori è in difficoltà da più di un anno con Donald Trump alla Casa Bianca. Chi è il Presidente degli Stati Uniti, il nostro principale alleato da 80 anni? Un clown, un affarista, un imbroglione, un giocatore d’azzardo, un imprenditore spregiudicato, tutte queste cose insieme: in breve un pericoloso avversario e per alcuni, addirittura un nemico? Le abbiamo sentite tutte, ma per altri è un lucido calcolatore, che ha ristabilito rapporti formali con Putin e Xi e che ha promosso gli Accordi di Abramo rimettendo assieme la maggioranza dei Paesi islamici e siglando l’accordo di Sharm el-Sheikh tra Israele e Hamas. Fatti, non parole.
Ma oggi, in presenza del massacro in Iran, lo sguardo degli uomini liberi va ancora agli Usa e a Trump. Che fa, interviene o no? Le nostre vite – a milioni – dipendono da lui, sostengono gli esuli. Se interviene con la forza, sbaglia; se non interviene sbaglia ancora. Come la mettiamo, cari commentatori improvvisati. Sarebbe meglio un passo nella realtà: un intervento di forza è pronto e Israele saprebbe farlo, come già avvenuto a Teheran, anche in Libano e in Siria, ma alcuni fattori importanti consigliano prudenza. Il primo suggerimento è proprio di Tel Aviv, assieme all’Arabia Saudita, gli Emirati e l’Oman hanno consigliato di prendere tempo.
I mercenari di Khamenei
C’è un problema di strategia mediorientale, ma anche un’osservazione sulla dinamica dei massacri iraniani. Il macellaio Khamenei ha usato contro le piazze Pasdaran e truppe armate, soprattutto forze straniere, quelli che sui nostri mezzi d’informazione definiamo sbrigativamente mercenari. Sono pagati dal regime, ma soprattutto sono milizie sciite di iracheni, libanesi, siriani. Sono fanatici religiosi, ma anche la Gestapo del Medioriente che ha già imposto il tallone di ferro in quei paesi, per ordine di Khamenei. Il principio che viene agitato e che non capiamo fino in fondo (tanto è vero che ci sono state in passato perfino simpatie partigiane per Hamas a Gaza) è quello della Guerra Santa. I rivoltosi dell’Iran non sfidano un regime, un potere popolare – formule usate spesso dalle dittature comuniste – ma addirittura Dio.
La guerra santa sciita
Sono traditori del Dio del quale Khamenei è l’interprete unico e assoluto. Questa è la scia, differente dall’Islam che segue il Corano, mentre gli sciiti seguono l’interpretazione che ne danno gli Ayatollah. Guerra Santa e nemici irriconoscibili dai manifestanti, dunque immuni alle eventuali rappresaglie dopo la caduta del regime. E gli altri Paesi islamici non vogliono un martirio della Guerra Santa per mani straniere, l’Arabia Saudita ricorda ancora il micidiale attentato alla Mecca – perpetrato dagli sciiti – che interruppe i pellegrinaggi da tutto il mondo.
Trump e i vantaggi di cui godremo
Ma torniamo a Trump, che ha una strategia semplice, che non vogliamo riconoscere e ammettere: il futuro del mondo si giocherà sullo sviluppo tecnologico e sulla competizione Usa-Cina, per vincere sarà necessaria moltissima energia. Con due colpi, Venezuela e Iran, Trump prosciuga due fonti energetiche cinesi: E anche la difesa della Groenlandia punta a ridimensionare la superiorità in prospettiva di Pechino sui mari. Pazzo Donald? Come al solito, della sua strategia godremo i vantaggi. Commentate liberamente, tanto siamo al sicuro.
