Per far girare l’IA serve troppa energia. Si pensa al solare spaziale

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L’intelligenza artificiale è ormai al centro delle politiche industriali, digitali ed energetiche. Non è più soltanto una questione di algoritmi, ma di infrastrutture, potere economico e diritti. La riflessione proposta da Lado Okhotnikov, fondatore di Holiverse, coglie un punto essenziale: l’IA avanzata è oggi vincolata da un limite strutturale, quello dell’energia, che rischia di frenare l’innovazione e amplificare le disuguaglianze. I grandi modelli di IA consumano quantità di elettricità paragonabili a quelle di intere città. La crescita dei data center è esponenziale e mette sotto pressione sistemi energetici pensati per un’economia industriale novecentesca. Anche la transizione alle rinnovabili terrestri, pur necessaria e irreversibile, sconta limiti noti: intermittenza, vincoli territoriali, conflitti d’uso. Da qui l’esigenza, tutt’altro che fantascientifica, di guardare oltre.

Energia solare spaziale: una prospettiva europea

La Space-Based Solar Power non è più solo teoria. Agenzie pubbliche, università e istituzioni internazionali stanno valutando seriamente la possibilità di raccogliere energia solare in orbita e trasmetterla sulla Terra in modo continuo e pulito. Per un’Europa che ambisce all’autonomia strategica, questa tecnologia potrebbe rappresentare una risposta coerente con il Green Deal e con l’obiettivo di sostenere innovazione senza dipendere da fonti fossili o da potenze esterne.

IA e concentrazione del potere

Accanto al tema energetico, Okhotnikov solleva una questione altrettanto politica: l’attuale modello di IA è fortemente centralizzato. Poche grandi piattaforme controllano infrastrutture, dati e regole di funzionamento. Gli utenti beneficiano della comodità, ma rinunciano progressivamente a sovranità digitale, privacy e possibilità di verifica. È una dinamica che interroga direttamente il diritto pubblico e la regolazione europea.

Un’alternativa liberale: l’IA personale

La visione di Holiverse propone un cambio di paradigma: intelligenze artificiali che operano sul dispositivo dell’utente, senza cloud e senza estrazione sistematica dei dati. Un’IA personale, privata, che apprende localmente e resta sotto il controllo del cittadino. In termini giuridici e politici, si tratta di un’idea profondamente liberale e progressista, perché riduce le asimmetrie di potere e rafforza i diritti individuali nell’ecosistema digitale.

Tecnologia, diritto e interesse pubblico

Questa prospettiva non elimina il ruolo dello Stato e dell’Unione europea, anzi lo rafforza. Servono regole chiare, investimenti pubblici in ricerca, standard aperti e interoperabili. L’energia solare spaziale, come l’IA distribuita, non può essere lasciata esclusivamente al mercato: richiede governance internazionale, cooperazione e una visione di lungo periodo, tipicamente europea.

Dall’innovazione alla responsabilità

L’idea di un’IA alimentata da energia pulita e svincolata da infrastrutture monopolistiche apre scenari rilevanti anche per la finanza pubblica: minori costi sistemici, maggiore resilienza, nuove filiere industriali. Ma soprattutto pone una domanda politica cruciale: vogliamo un’intelligenza che accentra il controllo? O una che potenzia cittadini e comunità? Energia e intelligenza sono le due grandi leve del futuro. Decidere come alimentare l’IA e dove farla risiedere significa scegliere il modello di società che intendiamo costruire. L’Europa, se vuole restare fedele alla propria tradizione riformista e democratica, deve investire in soluzioni sostenibili e in un’IA al servizio delle persone, non il contrario. Guardare allo spazio, in questo senso, può essere meno evasione e più lungimiranza.