Pioggia di missili e droni russi su Kiev. La risposta Ucraina su centrali e raffinerie

An apartment is seen damaged after a Russian attack on residential neighbourhood in Kyiv, Ukraine, on Friday, Nov. 14, 2025. (AP Photo/Evgeniy Maloletka) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Per l’Ucraina si è trattata di una notte infernale. I missili e i droni del Cremlino hanno iniziato a martellare il Paese appena scoccata la mezzanotte di venerdì. E Kyiv è stata la città presa maggiormente di mira. Nel cuore della capitale sono stati colpiti decine di edifici. Alcuni detriti hanno anche colpito l’ambasciata dell’Azerbaijan, al punto che Baku ha convocato l’ambasciatore russo mentre il presidente Volodymyr Zelensky, che ha ribadito la necessità di fare arrivare missili per la difesa aerea e di imporre nuove sanzioni a Mosca, ha chiamato il suo omologo azero Ilham Aliyev. Il bilancio, fino alla serata di ieri, vedeva sei morti e decine di feriti solo nella capitale. Ma in tutta l’Ucraina, le persone uccise dai raid sono state 13, di cui quattro nell’oblast di Zaporizhzhya e tre nella regione di Kharkiv, con i feriti che sono più di 30.

Uno scenario drammatico. In una sola notte, la Russia ha lanciato 480 droni e 18 missili. Ma secondo la Difesa di Mosca non vi sono dubbi: quello di ieri è stato un attacco “in risposta agli attacchi terroristici contro obiettivi civili in Russia”. E per le forze armate di Vladimir Putin, le armi sono state utilizzate contro “le strutture militari-industriali ed energetiche ucraine che ne sostengono il funzionamento”. Nessun attacco ai civili, quindi, secondo il Cremlino, che ieri ha dovuto anche respingere uno dei più duri attacchi aerei da parte dell’Ucraina. L’aeronautica russa ha detto di avere abbattuto più di 200 droni solo netta notte tra giovedì e venerdì. Per Zelensky sono stati usati anche i missili a lungo raggio Neptune. E a essere colpita, come già accaduto altre volte, è stata una delle principali raffinerie del Paese, questa volta sulle coste del Mar Nero. Mentre nella città di Novorossijsk, nella regione di Krasnodar, è stato ordinato lo stato d’emergenza.

Kyiv sta cercando di contrattare Mosca con rappresaglie che coinvolgono le centrali elettriche, i gasdotti, gli oleodotti e le raffinerie. Ieri, Alexey Likhachev, capo dell’agenzia nucleare russa Rosatom, ha anche affermato che diversi detriti di un drone ucraino hanno colpito la centrale atomica di Novovoronezh, con le autorità che hanno rassicurato sull’assenza di variazioni nel livello delle radiazioni e sulla mancanza di danni gravi. Ma è l’Ucraina che sta subendo i colpi più pesanti sul fronte energetico. Mosca ha messo da tempo mel mirino le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche di Kyiv. Blackout, assenza di riscaldamento, interruzioni d’acqua e di servizi pubblici sono all’ordine del giorno in molte regioni del Paese. E con l’arrivo dell’inverno e con l’inizio del freddo, la situazione rischia di farsi sempre più grave per la popolazione, ormai stremata da quasi quattro anni di conflitto. L’obiettivo di Putin è chiaro: sfiancare i civili e costringere così Zelensky alla resa. Ma oltre a imporre il buio a diversi oblast e a molti quarti delle principali città ucraine, il presidente russo prova anche a mettere all’angolo l’omologo ucraino sul campo di battaglia. L’ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, il “falco” Dmitrij Medvedev, ha scritto su Telegram che la linea del fronte potrebbe presto collassare insieme al sistema energetico ucraino.

A Pokrovsk, obiettivo principale di questa fase dell’offensiva di Mosca, si continua a combattere senza sosta. E la Russia continua a usare anche combattenti stranieri. Il ministero della Difesa ha annunciato che nel Kursk, la regione di confine che fu occupata in parte dagli ucraini tra agosto 2024 e primavera 2025, sono stati schierati migliaia di soldati nordcoreani con compiti di sminamento (Seul parla di 5mila uomini). Mentre in Donbass è stata segnalata anche la presenza di almeno 200 mercenari kenioti. La notizia è stata data dal primo segretario di gabinetto del Kenya, Musalia Mudavadi. E secondo Kyiv sono quasi 1500 i combattenti africani, di vari Paesi, schierati con le forze russe. Alcuni reclutati con l’inganno.