Ponte sullo Stretto, piano di Salvini per iniziare i lavori a febbraio. La bocciatura della Corte dei Conti e “l’ultimo scontro con la magistratura”

Da un lato la figuraccia che rischia di riportare il plastico in soffitta, dall’altra l’occasione per battagliare contro la magistratura. Forse per Giorgia Meloni e Matteo Salvini la ultime ore non saranno tutte da buttare, sicuramente però – da ieri sera – l’immagine del governo non esce rafforzata. Ancora un intoppo su uno dei progetti simbolo della legislatura, il ponte sullo Stretto, da quando mercoledì la Corte dei conti ha bocciato la delibera Cipess con la quale era stato dato il via libera ai lavori che impegna 13.5 miliardi di euro per la realizzazione dell’opera. Tranquillità dal ministro Salvini poco prima di pranzo: “Volevo aprire i cantieri a novembre, vorrà dire che inizieranno a febbraio”. Forse.

Ponte sullo stretto, la bocciatura della Corte dei Conti

L’organo costituzionale aveva sollecitato informazioni sulla procedura d’urgenza adottata su alcune voci di costo e sulle stime di traffico. In attesa delle motivazioni, che verrano depositate tra 90 giorni, ha deciso però di non concedere il visto di legittimità e la registrazione della delibera Cipess. Presunte criticità sulle coperture economiche, di conformità del progetto alle normative ambientali e di rispetto delle norme Ue sulla concorrenza, che obbligano ad indire una nuova gara se il costo cresce del 50% rispetto alla vecchia.

Di fatto è stato contestato tutto il procedimento messo in piedi dal governo Meloni. Trattasi di una delibera “insufficiente” ed “errata in alcuni casi”, come spiegato dal magistrato delegato Carmela Mirabella, che non ha potuto far altro che evidenziare come la delibera ‘Iropi’, la relazione che giustifica l’opera come urgente e di prima necessità per lo Stato non abbia nemmeno una firma. Non solo. Il magistrato in udienza ha denunciato persino la presenza di schede non aggiornate, per stessa ammissione dei rappresentanti governativi.

Ponte sullo stretto, la mattinata di Salvini e la stime sui tempi

Per l’esecutivo l’obiettivo è limitare il ritardo. Se ne è parlato stamattina in un Consiglio dei Ministri dedicato. Il piano è quello di ripresentare subito la delibera Cipess in Consiglio dei ministri anche senza parere favorevole per pubblicarla immediatamente in Gazzetta ufficiale. “Abbiamo pianificato i prossimi passi, a breve informerò i colleghi su come dobbiamo dare avanti, attendiamo con tranquillità i rilievi della Corte dei conti su cui risponderemo punto su punto”, fa sapere Salvini dopo un confronto con tecnici del Mit. “Se dovremo tornare in Consiglio dei ministri ai primi di dicembre rimandando in Corte dei Conti tutte le nostre motivazioni per proseguire, lo faremo. A quel punto il passaggio definitivo delle Sezioni Unite arriverà a inizio gennaio”. Il governo può infatti decidere di proseguire l’iter con parere negativo dell’organo, chiedendo un’apposita deliberazione da parte del Consiglio dei ministri, che forzerebbe la procedura per “interessi politici superiori”. Seguirebbe un atto registrato con riserva, che darebbe luogo ad una responsabilità politica del governo

Ponte sullo stretto, “l’ultimo scontro con la magistratura”

Un rallentamento dai risvolti politici, che la maggioranza sfrutterà per riprendere la battaglia contro la magistratura. Solita questione di scontro tra poteri, “guarda caso proprio nel giorno in cui in Senato approda la riforma della Giustizia”, come punzecchia Salvini al Corriere della Sera. “L’ultima casta rimasta in Italia – continua il vicepremier -, che vede il crollo della sua potenza e del suo impero. E queste sono le sue ultime, disperate invasioni di campo”.

Ponte sullo stretto, “dalla destra toni inaccettabili”

Toni che la Corte non accetta: “Ci siamo espressi su profili strettamente giuridici della delibera Cipess, relativa al Piano economico finanziario afferente alla realizzazione del ‘ponte sullo Stretto’, senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera. Il rispetto della legittimità è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica, la cui tutela è demandata dalla Costituzione alla Corte dei Conti. Le sentenze e le deliberazioni di quest’ultima non sono certamente sottratte alla critica che, tuttavia, deve svolgersi in un contesto di rispetto per l’operato dei magistrati”. In difesa scende anche l’Associazione nazionale magistrati, con le parole del segretario generale Rocco Maruotti: “La Corte dei Conti viene attaccata per avere svolto la funzione che le attribuisce la legge a tutela delle risorse pubbliche. Giorgia Meloni ha eliminato ogni dubbio sulla reale motivazione della riforma costituzionale della magistratura e su quella della Corte dei Conti. I giudici vanno bene solo se decidono come vuole il governo, con buona pace della separazione dei poteri”.