Processo CasaPound, arrivano 12 condanne: ma lo sgombero e lo scioglimento del partito sono ancora lontani

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 29-05-2021 Roma Cronaca Manifestazione di Casapound Nella foto Un momento della manifestazione Photo Roberto Monaldo / LaPresse 29-05-2021 Rome (Italy) Demonstration of the extreme right movement Casapound In the pic A moment of the demonstration

La sentenza del Tribunale di Bari, che ha condannato 12 esponenti di CasaPound per violazione della legge Scelba (apologia del fascismo), riaccende lo scontro politico sul neofascismo e sulla sicurezza che sta divampando sempre di più nel Paese, mentre alla Camera è protagonista il confronto sul nuovo disegno di legge in materia di immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri. Due piani distinti, ma intrecciati nel dibattito pubblico: da un lato la questione dell’allarme estrema destra e dei limiti costituzionali, dall’altro le politiche migratorie e il ruolo delle Ong nel Mediterraneo.

A Bari, i giudici della prima sezione penale hanno emesso 12 condanne e 5 assoluzioni per i fatti risalenti al 21 settembre 2018, quando militanti di CasaPound aggredirono manifestanti di ritorno da un corteo antirazzista. Per 12 imputati è stata riconosciuta la violazione della legge Scelba, con la pena accessoria della perdita dei diritti politici per cinque anni. Altre condanne, fino a 2 anni e 6 mesi, riguardano anche il reato di lesioni. Tra le parti civili figurano l’europarlamentare Eleonora Forenza, Maurizio Acerbo, la Regione Puglia, il Comune di Bari e l’Anpi.

La decisione dei giudici ha avuto immediate ripercussioni politiche. Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra hanno chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi un’informativa urgente e sollecitato lo scioglimento di CasaPound, oltre lo sgombero dello stabile occupato a Roma. “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine”, hanno ribadito dall’opposizione, sostenendo che la sentenza chiarirebbe formalmente la natura neofascista dell’organizzazione.

Fratelli d’Italia rilancia sul tema sicurezza e immigrazione. Il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami ha sfidato le opposizioni a portare immediatamente in Aula il ddl su immigrazione, legalità e sicurezza, invitandole a dimostrare coerenza su immigrazione controllata e tutela delle Forze dell’ordine. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri, viene presentato come risposta necessaria per governare i flussi e rafforzare gli strumenti di contrasto all’illegalità nel nostro Paese.

Il testo è già oggetto di contestazioni: +Europa, Avs, Pd e M5S hanno chiesto al presidente della Camera lo stralcio di una norma che limiterebbe i poteri ispettivi dei parlamentari nei luoghi di privazione della libertà dei migranti, denunciando una compressione di prerogative costituzionali. Critiche arrivano anche dalle Ong che sono impegnate nel soccorso in mare. 9 associazioni, tra cui Emergency, Medici Senza Frontiere, Sea-Watch e Open Arms, denunciano che le nuove misure non governerebbero i flussi, ma ostacolerebbero le navi umanitarie, aumentando il rischio di vittime in mare.

La giornata parlamentare ha mostrato un’Italia attraversata da tensioni profonde: memoria storica e legalità costituzionale, gestione dei flussi migratori, sicurezza e diritti fondamentali, temi che alimentano uno scontro politico destinato a proseguire anche nelle prossime settimane.