Putin colpisce duro i leader UE blindando Trump: “Maiali approfittatori. E il Donbass sarà nostro”

“I porcellini europei si sono immediatamente accodati alla precedente amministrazione americana, sperando di trarre profitto dal crollo del nostro Paese”. Ancora una volta, Vladimir Putin ha messo nel mirino i leader del Vecchio Continente. E l’occasione dell’ultimo insulto è stata una riunione al ministero della Difesa. Un discorso che conferma due costanti della propaganda del Cremlino. La prima è quella di colpire in modo duro e diretto i governi europei, ritenuti da Mosca come spine nel fianco del rapporto con Washington. Al punto che lo stesso Putin ha tenuto a precisare che un dialogo con l’Europa “è improbabile che avvenga con le attuali élite politiche”.

La seconda costante, invece, è il desiderio di blindare il dialogo con Donald Trump. Il presidente russo, oltre a sostenere di nuovo che è l’Occidente ad avere “scatenato la guerra del 2022”, ha affermato che “Trump potrebbe avere ragione quando afferma che se fosse stato presidente degli Stati Uniti all’epoca, il conflitto ucraino non si sarebbe verificato”. E questa dichiarazione è in linea proprio con i pensieri del tycoon, che non ha mai negato che, a suo modo di vedere, con lui alla Casa Bianca al posto di Joe Biden la guerra in Ucraina non sarebbe mai iniziata.

I due presidenti, quindi, sembrano parlare la stessa lingua. Lo stesso Putin ha confermato anche la volontà del Cremlino di “negoziare” e di “risolvere pacificamente tutti i problemi sorti negli ultimi anni”, anche se poi, da parte del suo governo, è stato messo in chiaro che sono pronti a prendere il Donbass con la forza e proseguire la guerra anche per tutto il 2026. E questa dialettica tra Mosca e Washington certifica quello che molti osservatori, il governo ucraino e gli stessi leader europei segnalano da tempo: il rischio di una condivisione di intenti tra Russia e Stati Uniti a scapito di Kyiv e del Vecchio Continente. Un tema, questo, che è diventato particolarmente urgente in questa fase del negoziato, in cui l’Europa sta cercando in tutti i modi di rafforzare l’asse con Volodymyr Zelensky per evitare che l’amministrazione Trump lo scarichi per ricostruire le relazioni con la Russia.

La paura nelle cancellerie europee è reale. Ieri ne ha parlato anche il Wall Street Journal, che in un lungo articolo ha spiegato come all’interno del continente si stia rafforzando il partito di chi appoggia l’Ucraina non solo per difendere la democrazia e l’ordine internazionale, ma anche per “un calcolo di autoconservazione”. In sostanza, diversi governi ritengono che un cattivo accordo di pace possa essere il volano per un ulteriore rafforzamento di Mosca. Altri Stati, invece, sostengono l’idea che se la Russia esce dal conflitto percependo la Nato indebolita, questo costringerà i Paesi membri a spendere più soldi per rafforzare le proprie difese. E la divergenza di opinione tra l’amministrazione Trump e molti governi europei è sempre più palese. Nelle stesse Unione europea, i punti di vista non sono uguali, tra chi, come Viktor Orban, sostiene apertamente la linea-Trump e il dialogo con Putin e chi, al contrario, ritiene giusto rafforzare l’alleanza con Kyiv. Sull’uso degli asset russi congelati non si è ancora trovato un punto di incontro.

Il Belgio è il capofila dei contrari e chiede “garanzie illimitate”. Ma anche l’Italia ha espresso perplessità, con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha parlato di “dubbi sulla base giuridica”. Da Berlino, il cancelliere Friedrich Merz ha invece detto di essere d’accordo sul loro utilizzo a favore dell’Ucraina. Ma un funzionario statunitense ha detto all’Afp che Washington starebbe “facendo pressioni sui Paesi Ue per evitare che usino gli asset di Mosca congelati. Oggi, a Bruxelles, per la riunione del Consiglio europeo, ci sarà anche Zelensky, che chiede garanzie per le casse dell’Ucraina ma anche sul sostegno europeo in caso di accordo di pace. Mentre il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che 2,5 miliardi di sterline incassati da Roman Abramovich per la vendita del Chelsea FC (l’oligarca è sotto sanzioni) saranno destinati a cause umanitaria in Ucraina.