Putin e l’educazione patriottica: i bambini russi istigati contro Kiev e l’Europa

“Vivere significa servire la Patria”, è questo il mantra della nuova educazione russa che il governo di Mosca ha impostato per rinsaldare lo spirito di una nazione in guerra. Nulla di nuovo per chi – Vladimir Putin compreso – ha vissuto già gran parte della sua vita sotto un regime che del patriottismo ha costruito l’intera sua propaganda. Del resto, sul nazionalismo russo si è persino retta già in precedenza la narrazione zarista.

Lo spirito russo affonda del resto le sue radici in una profondità spesso incomprensibile allo sguardo europeo e occidentale più in generale. Ad essere interessate a questo nuovo programma educativo sono infatti le nuove, nuovissime generazioni. Da quando nel 1917 la Russia ruppe culturalmente con l’Europa, il nazionalismo russo ha costruito la propria fortificazione ideologica sulla contrapposizione all’Europa “borghese” prima, e all’Occidente “dissoluto” oggi. L’obiettivo è quello di alimentare una contrapposizione e una consapevolezza nei giovani russi su chi sia il nemico che minaccia l’integrità della patria e soprattutto su come identificare le “canaglie” del nemico occidentale, che per Mosca è l’Ucraina. Quel Paese creato dalla matita di Lenin che un vero patriota russo non può concepire come satellite occidentale alle porte della “Grande Madre Russia”.

L’educazione nelle scuole è dunque il principale strumento a disposizione del regime per formare una classe di cittadini-guerrieri, di soldati vocati alla patria e non schiavi di quella “corruzione morale” che sta devastando l’Occidente. Non è un caso che lo stesso Putin abbia dichiarato che “le guerre non vengono vinte dai generali, ma dagli insegnanti” e questo la dice lunga sulla visione che anima un programma di rieducazione nazionale, in un Paese in cui il patriottismo è già un valore fondativo.

In cosa consisterà l’educazione patriottica di Putin

Per il New York Times il tutto si riassume nell’armare i bambini, con “Putin che trasforma le aule in campi di addestramento per l’esercito”, facendo leva sull’aspetto pratico del programma, l’educazione militare. In una nazione dove già esiste un esercito giovanile legato al ministero della Difesa, e dove da tempo il governo sostiene i club con ispirazione nazionalistica che hanno sostituito le disciolte associazioni giovanili sovietiche (parliamo di una forza di 1,8 milioni di giovani), questo fa comprendere come la percezione che si è oramai saldata sia quella di una guerra perenne non solo in Ucraina, ma in Europa.

Nei prossimi cinque anni, secondo Volodymyr Zelensky la Russia sarà in guerra con l’Europa, e il pretesto per Mosca potrebbe anche essere il riarmo tedesco, che tra un lustro sarà già a metà del percorso prefissato da Berlino, che quanto a toni trionfalistici sta riesumando le fanfare prussiane orfane di von Blücher e Bismarck. Ma la domanda è questa, siamo consapevoli di come la Russia si stia educando all’odio verso di noi, e alla guerra come strumento “perenne”? Di più siamo consapevoli che nel mondo di “potenze” in cui stiamo entrando non c’è spazio per l’incertezza? Vedremo.