Putin perde un’altra nave-ombra, colpita la petroliera russa vicino Malta

La guerra in Ucraina è uscita dal cono mediatico, ma non è affatto finita né ferma. Ieri, Kyiv ha dichiarato di avere intercettato 130 droni russi. E Vladimir Putin ha ordinato che le prossime elezioni della Duma di Stato (la Camera bassa del parlamento) si tengano anche nei territori occupati. Quelle che per Mosca sono “le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e gli Oblast di Zaporizhzhya e Kherson”.
Sia lo zar, che Zelensky attendono indicazioni sul prossimo round di colloqui trilaterali con gli Stati Uniti, fermi, ora che Donald Trump è concentrato sull’Iran. E nel frattempo, Russia e Ucraina si combattono su tutti i fronti, arrivando anche a scontrarsi nel Mediterraneo.

Mosca ha infatti confermato che una sua nave per il trasporto del gas è stata attaccata vicino alle acque di Malta. Secondo il ministero dei Trasporto, la nave, la Arctic Metagaz, proveniva dal porto di Murmansk e trasportava merci conformi “a tutte le normative internazionali” verso Port Said, in Egitto. Per Mosca non vi sono dubbi, l’attacco ha la firma dell’Ucraina. Le forze speciali di Kyiv avrebbero usato un drone lanciato dalle coste della Libia. I 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti salvo (due portati in ospedale a Bengasi). Ma se la Federazione parla di trasporto legittimo, le prime informazioni sembrano dipingere un’altra realtà. La nave, infatti, è considerata parte della flotta ombra russa e figura nell’elenco delle unità sanzionate da Usa e Regno Unito. La Arctic Metagaz trasportava gas naturale liquefatto oggetto delle sanzioni occidentali.

Il problema della “flotta ombra” è da diverso tempo oggetto degli interessi di Stati Uniti e Unione europea. Nella “Relazione annuale dell’intelligence”, presentata ieri, si parla di un numero di navi estremamente elevato, tre le 1100 e le 1400, molte delle quali sarebbero petroliere vecchie, pericolose anche per la navigazione, e con bandiere di comodo. Questa flotta utilizza diversi sistemi per aggirare le sanzioni e il diritto internazionale. Da un sistema di società fittizie o quasi ai trasferimenti delle merci in alto mare, fino allo spegnimento dei sistemi Ais per l’identificazione: sono navi che operano al solo scopo di eludere i controlli. E attraverso la vendita di petrolio, prodotti raffinati, gnl, fertilizzanti e prodotti agricoli, la “flotta ombra” aiuta il Cremlino a raggiungere due scopi: fare cassa con le esportazioni e mantenere in vita gli accordi con i suoi clienti internazionali.

L’Ucraina, proprio per limitare i proventi di queste attività, ha iniziato da anni una campagna di attacchi mirati su tutte le rotte utilizzate dalle navi russe. Mentre a livello legislativo, i pacchetti di sanzioni dell’Unione europea e quelli di Washington continuano a rendere sempre più complicato il lavoro di questa “flotta”. Fermarla però non è affatto semplice. E questo, oltre a comportare rischi per la navigazione, aiuta Putin a finanziare la guerra in Ucraina. Un conflitto che, come ha detto ieri l’Alto rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, non deve “sfuggire all’agenda”. “Mosca potrebbe aver perso un altro alleato a Teheran, ma gli stessi droni che stanno colpendo Dubai stanno colpendo anche qui” ha dichiarato Kallas, “non ci sono segnali che la guerra in Russia stia rallentando”.

Ma a Bruxelles resta il nodo da sciogliere dei Paesi dell’Europa orientale che non vogliono fratture con la Russia, come l’Ungheria di Viktor Orbán. Ieri, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó è andato a Mosca per discutere con Putin del rilascio di alcuni prigionieri di guerra di etnia magiara ma soprattutto del blocco del petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, che passa in territorio ucraino. Budapest accusa Kyiv di avere bloccato il flusso e di non volere riparare l’infrastruttura che rifornisce Slovacchia e Ungheria. L’Ucraina dice che i raid russi impediscono le riparazioni. E in un periodo di incertezza sul Medio Oriente, il pressing di questi governi sull’oro nero di Mosca potrebbe aumentare.