Putin risponde alla call USA-Ucraina con una pioggia di missili e droni

Residential neighbourhood is seen from the broken window of a damaged apartment building hit by a Russian drone in Zaporizhzhia, Ukraine, Thursday, Feb. 26, 2026. (AP Photo/Kateryna Klochko) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Per l’Ucraina, il “day after” della telefonata tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky è stato segnato, come ormai da quattro lunghi anni, dai bombardamenti russi. Mosca ha lanciato oltre 400 droni e decine di missili, di cui 11 balistici. E i raid hanno colpito edifici residenziali e infrastrutture energetiche da Kyiv fino a Zaporizhzhya. In molte zone del Paese sono stati registrati feriti dovuti alle esplosioni, tra cui un bambino. E negli oblast di Dnipropetrovsk, Odessa, Donetsk, Zaporizhzhya, Poltava e Kharkiv molte aree sono rimaste senza luce, acqua e riscaldamenti.

La risposta del Cremlino alla telefonata tra Kyiv e Washington è stata quindi chiara. Così come è evidente il messaggio di questi attacchi giunti a poche ore dal vertice a Ginevra tra delegati statunitensi e ucraini. Nella città svizzera, crocevia dell’attuale agenda diplomatica di Trump, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno visto l’inviato di Zelensky, Rustem Umerov, accompagnato da Davyd Arakhamia, Oleksii Sobolev e Daryna Marchak. E l’obiettivo dell’incontro è stato triplice. Da un lato, i delegati ucraini e quelli statunitensi hanno discusso del cosiddetto “Pacchetto Prosperità”, cioè quell’insieme di misure che serviranno all’Ucraina per essere ricostruita e per far ripartire un’economia paralizzata da quattro anni di invasione.

La Banca mondiale ha già fornito una stima degli investimenti che serviranno a Kyiv: oltre 800 miliardi di dollari. Ma per l’Ucraina sarà importante non solo ricostruire, ma anche attrarre nuovamente investimenti. Un secondo obiettivo del vertice lo ha annunciato poi lo stesso Umerov, cioè riprendere il discorso legato ai corridoi umanitari e agli scambi di prigionieri. “Contiamo su risultati concreti per quanto riguarda il ritorno dei nostri cittadini”, ha detto il delegato ucraino. Ma questo passaggio serve anche a realizzare il terzo scopo del summit a Ginevra, cioè preparare il terreno in vista del prossimo round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.

Ieri, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ringraziato la Casa Bianca “per i continui sforzi” sulla strada della soluzione diplomatica e ha anche detto un vertice tra Vladimir Putin e Zelensky (auspicato ieri dallo stesso presidente ucraino) potrà essere realizzato solo per finalizzare il negoziato. Tuttavia, l’alto funzionario russo ha anche ribadito che la posizione di Mosca sul conflitto “rimane invariata” e che non esistono “scadenze” ma “obiettivi” da raggiungere. Peskov ha anche parlato di nuovo del tema “nucleare” e del rischio di un coinvolgimento della Bielorussia. E queste parole servono a Putin per evitare la frattura con Trump, ma allo stesso per dimostrare che non ha interesse a scendere compromessi.

Nella logica del presidente russo, alimentare la frustrazione di The Donald sul negoziato potrebbe aiutare a spostare la pressione americana su Zelensky. E proprio per questo, da Kyiv continuano ad arrivare segnali per cercare di rafforzare il rapporto con gli Stati Uniti e con tutto l’Occidente. Ieri, il presidente ucraino ha anche sentito al telefono il suo omologo israeliano, Isaac Herzog, che ha espresso la solidarietà dello Stato ebraico a Kyiv. E la nota della presidenza israeliana ha tenuto anche a precisare che nella conversazione sono stati ricordati “i significativi sforzi internazionali guidati dal presidente Trump per porre fine alla guerra”.

Zelensky, dal canto suo, ha confermato la sinergia con Israele contro l’Iran, alleato della Russia e fornitore a Mosca dei droni Shahed. E questo certifica ancora una volta la complessità delle dinamiche belliche che prendono un arco che val Mar Nero al Golfo Persico. Un arco di tensione sempre più esteso per il quale Zelensky ha bisogno di un ruolo più rilevante dell’Europa. L’Ue e Volenterosi continuano a essere al fianco di Kyiv. Ma ieri il premier ungherese Viktor Orban è stato di nuovo chiaro: senza la riapertura dell’oleodotto Druzhba (che porta il greggio russo a Budapest attraverso l’Ucraina) non ci sarà alcuno sblocco degli aiuti militari e del prestito europeo.