L'intervista
Quentin Deranque era lì per proteggere le femministe nazionaliste, De Lorraine: “Demonizzandolo si invertono i ruoli”
Il giornalista Jon De Lorraine è una voce impegnata nel dibattito pubblico francese. Attraverso le sue colonne e le sue posizioni, offre un’analisi intransigente delle notizie transalpine e mondiali.
I nostri media dipingono Quentin come un simpatizzante dell’estrema destra, un neofascista, persino un monarchico. Chi era veramente Quentin Deranque e perché i media tendono a presentarlo come un estremista?
«Quentin era uno studente di matematica di 23 anni all’Università di Lione II, convertito al cattolicesimo. Aveva persino convertito la sua famiglia. Appassionato di filosofia ed etica, i suoi cari lo descrivono come un ragazzo calmo, devoto ai poveri, un missionario del cuore piuttosto che un agitatore. Fu attivo in movimenti identitari e nazionalisti, dopo un periodo con Action Française, ma non aveva precedenti penali e difendeva le sue idee senza ricorrere alla violenza. I media lo dipingono come “neofascista, monarchico o suprematista” per un semplice motivo: minimizzare il crimine commesso dagli aggressori di sinistra. Demonizzandolo, invertono i ruoli, trasformando la vittima in un mostro e i carnefici in “combattenti della resistenza”. È una tattica vecchia quanto la guerra: diffamare il nemico per giustificare lo spargimento di sangue. Ma la verità è che lui era lì per proteggere le femministe nazionaliste durante una manifestazione pacifica, non per seminare il caos».
C’è molta tensione in Francia in questi giorni? Cosa potrebbe accadere?
«Sì, le tensioni politiche sono elevate nel febbraio 2026, segnate dalla violenza tra gruppi di estrema sinistra ed estrema destra. L’affaire Deranque fa parte di una serie di scontri, in particolare a Lione, con risse e aggressioni segnalate negli ultimi mesi. Recenti sondaggi indicano che più della metà della popolazione francese percepisce un aumento della violenza politica mortale tra l’estrema destra e l’estrema sinistra. Nel breve termine, manifestazioni e tributi rimangono sotto stretta sorveglianza della polizia per prevenire ulteriori incidenti. Nel lungo termine, con le imminenti elezioni comunali e presidenziali, queste tensioni potrebbero intensificarsi».
Chi sono le famiglie degli estremisti di sinistra che hanno ucciso Quentin?
«Le informazioni pubbliche sulle famiglie dei sospettati rimangono limitate, poiché l’indagine giudiziaria tutela l’anonimato e l’omissione di dati personali irrilevanti. Tuttavia, sui social media e su alcuni media sono circolate voci e fake news, che suggeriscono origini sociali diverse, spesso esagerate o infondate, come legami con personaggi influenti o circoli privilegiati. Fonti attendibili indicano che diversi sospettati sembrano provenire da famiglie importanti, con background educativi o familiari che suggeriscono un certo grado di integrazione in circoli consolidati, sebbene nulla sia stato confermato ufficialmente. Sette uomini, di età compresa tra 20 e 26 anni, sono stati incriminati. Tra gli altri sospettati vi sono figure descritte come associati o membri della Jeune Garde. Almeno quattro dei sospettati erano affiliati a questo gruppo, noto per le sue azioni antifasciste».

Quale reazione ha dato l’opinione pubblica francese a Giorgia Meloni?
«Giorgia Meloni ha definito la morte di Quentin Deranque “una ferita per tutta l’Europa”, denunciando un clima di odio ideologico legato all’estremismo di sinistra. L’opinione pubblica è divisa. Tuttavia, non c’è dubbio che si esprima chiaramente come una legittima espressione di solidarietà; altri la percepiscono come un’ingerenza o una manipolazione politica».
Sarà fatta giustizia?
«Il processo procede velocemente: una volta che la persona è stata arrestata e il suo stato è stato formalmente incriminato (sei di omicidio volontario e una di complicità per istigazione, ovvero Jacques-Élie Favrot, per la quale la pena massima è di 30 anni). Il procuratore di Lione ha chiesto la custodia cautelare per sei di loro a causa del rischio di disordini pubblici, collusione e fuga, e cinque sono attualmente in custodia cautelare. Gli indagati negano per lo più l’intenzione di succidere, alcuni ammettendo violenza non correlata alle morti, ma riconoscendo la loro presenza sulla scena. L’accusa classifica gli atti come omicidio volontario con circostanze agitanti (commesso da un gruppo, con improvvisate come bastoni e bottiglie), che potrebbe portare fino a diversi anni di reclusione per gli imputati principali, o all’ergastolo se l’accusa di omicidio da parte di un gruppo organizzato viene confermata. Referti medici (per confermare un trauma cranico mortale), video di conoscenza e testimonianze (incluse confessioni parziali) supportano la tesi dell’accusa. Altre quattro persone sono in stato di pericolo, il mio compagno deve essere citato in Tribunale per offrire una difesa penale. Il ministro dell’Interno e il governo hanno invitato alla calma e hanno promesso una risposta alla violenza politica, con una possibile estensione ad altre ideologie. In questo caso, la procedura rimane seguendo il suo normale iter legale».
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