Rai, Paolo Petrecca e la propensione alla spocchia: quelle trame oscure dietro le sue dimissioni

Il dado è tratto. Paolo Petrecca al termine delle Olimpiadi di Milano-Cortina lascerà l’incarico di direttore di Rai Sport. Ieri la scelta di rimettere il proprio mandato nelle mani dell’Amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, dopo giorni di polemiche per la sua “inenarrabile” telecronaca della cerimonia d’apertura della Olimpiadi. Le gaffe di Petrecca non sono di certo passate inosservate, anzi, sono rimbalzate sui giornali di tutto il mondo. Dal lapsus laziale “buonasera dallo Stadio Olimpico” – peccato fosse San Siro – al confuso scambio della Presidente del CIO per la figlia del Presidente Mattarella, passando per commenti del tipo “mi sembra di vedere Paola Egonu”, un’affermazione che chiaramente – per un direttore di una redazione sportiva che dovrebbe riconoscere i campioni delle nazionali di volley al primo colpo – è uno svarione impensabile. La lista di boutade è lunga e il danno arrecato alla azienda è stato evidente.  Se oggi le Olimpiadi sono il successo che sono, se gli ascolti sono così alti, il merito va dato ai nostri atleti che stanno scrivendo pagine di storia sportiva e ai tantissimi spettatori presenti, non – purtroppo – all’attendibilità e alla credibilità della Rai.

La redazione sul piede di guerra

Petrecca, dopo la figuraccia colossale, ha visto l’intera redazione sul piede di guerra. Che il rapporto con i colleghi da tempo sia logorato non è una novità. Basti pensare che il piano editoriale di Petrecca, lo scorso anno, è stato bocciato non una, ben due volte, dalla redazione. Le cerimonie poi si sa, sono complesse. Si deve studiare nel dettaglio la scaletta, occorre sapere chi sono i personaggi in scena, nominare uno ad uno i portabandiera e via dicendo. Petrecca, per quella diretta, lo si è visto, non è stato all’altezza. Eppure, pare, si fosse proprio imposto lui come commentatore della serata dopo che il collega Auro Bulbarelli aveva reso noto, involontariamente, lo sketch di Valentino Rossi in tram con Mattarella. E così Petrecca si è voluto cimentare nella telecronaca. Una presa di responsabilità, un atto d’orgoglio o semplice mania di protagonismo? Forse, come Serse, ha peccato di hybris e anche per lui la punizione divina non ha tardato ad arrivare.

Il post di Petrecca

Certo che la decisione di Petrecca di postare su Instagram, subito dopo l’annuncio delle dimissioni, un’immagine di San Matteo con tanto di richiamo a un passo del Vangelo – il versetto Mt26, 20-29, in cui Gesù si rivolge agli apostoli e dice “uno di voi mi tradirà” – dimostra una certa propensione alla spocchia. Petrecca sui social si è – così, umilmente – paragonato al figlio di Dio, insinuando trame oscure dietro le sue dimissioni. Che dire, errare sarà anche umano ma perseverare è diabolico. Chiaramente il tema non è l’esistenza o meno di un Giuda Iscariota che ha messo in cattiva luce Petrecca e lo ha tradito. Qui nulla di miracoloso è stato compiuto, anzi. Le castronerie e le cantonate le abbiamo sentite tutti. Ognuno è artefice del proprio destino e la figuraccia di Petrecca è stata tutta farina del suo sacco. Ergo, meglio evitare parallelismi con le sacre scritture. Il punto è il seguente: in un momento così rilevante per tutto il Paese come l’apertura delle Olimpiadi, un momento in cui l’Italia è una vetrina con gli occhi di tutto il mondo addosso, non era forse necessario avere una telecronaca impeccabile e perfetta, ma puntuale e dignitosa sì.