Referendum 22 e 23 marzo, Ceccarelli (magistrata Anm), vota Sì: “Lo dico con coraggio, nessuno può zittirmi”

Il clima è sempre più avvelenato contro chi si espone per il Sì. La giudice Natalia Ceccarelli della Corte d’appello di Napoli, membro del Comitato direttivo centrale dell’Anm, è scesa in campo a sostegno del referendum, e sulla sua pelle ne ha pagato le conseguenze. Durante un confronto a Casal di Principe, è stata più volte interrotta dal Pm Antonio Ardituro, procuratore alla Direzione nazionale antimafia. Tentativi vani: non si può zittire chi, con coraggio, denuncia le storture del Sistema e si batte per liberare la magistratura dal correntismo malato.

Non si è risparmiata con il Pm Ardituro. È stato un semplice dibattito vivace o hanno davvero provato a zittirla?
«Ho accettato con entusiasmo l’invito, con la ferma intenzione di non “risparmiarmi” nell’esposizione degli argomenti che mi fanno convintamente sostenere le ragioni del Sì al referendum. Non era mia intenzione innescare alcuno scontro con il mio contraddittore per il No. Non ritenevo e non ritengo, peraltro, di trovarmi in una condizione di inferiorità dialettica che possa consentire a chicchessia di impedirmi di esprimere le mie opinioni. Ho trovato sgradevoli alcune espressioni utilizzate dal collega nei miei confronti (“sei patetica” … “a te non ti voterebbe nessuno …”), in quanto i nostri rapporti sono stati sempre improntati a reciproco rispetto. Voglio sperare che esse fossero condizionate dalla contrapposizione dialettica nella quale in quel momento ci siamo trovati, senza alcuna intenzione di offesa personale. Di fatto, nessuno è riuscito a zittirmi. E nessuno potrà mai riuscirci».

Mi dica la verità: non ha paura?
«Di cosa dovrei aver paura? Dell’isolamento professionale? Quando ho deciso di espormi pubblicamente per sostenere le ragioni di una parte minoritaria della magistratura associata, quella favorevole alla riforma, ho messo da parte ogni timore, perché ritengo che le paure che ciascuno di noi può nutrire a livello umano e professionale debbano essere affrontate e superate quando si tratta di sostenere la verità e, nel caso specifico, la giustezza della legge di riforma».

Era un episodio isolato o, da mesi ormai, c’è un clima avvelenato e intimidatorio contro chi si espone per il Sì?
«Il clima è senz’altro avvelenato. Da mesi il confronto referendario ha assunto i toni della tifoseria da stadio a causa della politicizzazione del referendum. Vi è un interesse trasversale delle forze politiche a trasformare il referendum in un test sulla tenuta del governo in carica. L’occasione storica che ci viene offerta dal referendum per restituire ai cittadini una giustizia credibile dopo gli scandali della storia recente non può e non deve essere sprecata per ragioni contingenti di bassa politica. Circa le intimidazioni, non le so dire, non le ho mai patite. Semmai ce ne fossero, non me ne accorgerei».

Appena si nomina il sorteggio, scatta il panico. Perché fa così tanta paura?
«Perché il sorteggio è la vera ragione di opposizione della magistratura associata alla riforma in corso di approvazione. Il sorteggio spezza il legame tra Anm e Csm ed estromette le correnti dalla gestione del governo autonomo della magistratura. Quand’anche correntizzati, i consiglieri sorteggiati non potranno più organizzarsi, infatti, in schieramenti capaci di orientare il voto sulle decisioni consiliari. Anche se volessero riprodurre le vecchie dinamiche correntizie, ciò non gioverebbe alla conservazione del potere, non essendo prevedibile la successiva composizione del Csm per estrazione a sorte, e non potendo, in ogni caso, essi garantire il rispetto di qualsivoglia debito di riconoscenza o mandato elettorale».

Anche l’Alta Corte disciplinare semina il terrore…
«La giustizia disciplinare esercitata dal Csm fino ad oggi si è caratterizzata per il suo carattere assolutamente ondivago: a illeciti gravi sono seguite sanzioni lievi e viceversa, senza alcuna possibilità di tracciare delle linee giurisprudenziali chiare. È legittimo ritenere che ciò sia dipeso dall’influenza delle correnti e dall’incidenza del criterio dell’appartenenza sulle decisioni disciplinari del Consiglio. La devoluzione della funzione disciplinare ad un organo di sorteggiati ci fa ben sperare nel superamento delle opacità cui ho fatto riferimento».

Però serve fiducia. Ci sono molti colleghi perbene e onesti, anche senza la riforma…
«Senza alcun dubbio. La fiducia va recuperata principalmente per loro, per tutti i colleghi che, lontano dai clamori e dalla politica associativa, quotidianamente erogano il servizio-giustizia tra mille difficoltà e con pochi mezzi e personale. Moltissimi tra costoro voteranno Sì. Ne sono convinta».